Zubin Mehta
Zubin Mehta

Firenze, 22 luglio 2019 - "Non posso tornare al Maggio da direttore principale, fino al 2022 sono completamente preso: concerti in tutto il mondo. Ma sono il primo amico del Teatro e prometto che farò di tutto per aiutarlo in un momento che sembrava felice e che improvvisamente si è complicato, credo più per incomprensioni che per altro". Zubin Mehta, direttore emerito a vita dallo scorso anno, dopo 32 anni al Maggio da direttore stabile, cerca di mettere punti fermi nella tempesta di veleni e amarezze che, nel giro di pochi giorni, ha decapitato i vertici della fondazione lirica. Mehta non ama parlare di politica, non ha piacere a mettersi in mezzo al putiferio, "anche perché qui sono tutti miei amici e quello che è accaduto mi dispiace veramente", dice il Maestro mentre fa le valigie. Però entra nel cuore della polemica per cercare di riportare calma e ragionevolezza. Perché "non si rischi di rovinare il grande lavoro fatto in questi ultimi anni".

Dalla sua abitazione di Los Angeles segue passo dopo passo le vicende del Maggio, in contatto diretto. Ma ora deve staccare per qualche giorno e concentrarsi sul suo prossimo impegno. Ha poco tempo per parlare: un aereo lo aspetta per portarlo a Lima dove oggi al National Grand Theatre comincerà la tournée centro e sudamericana con cui darà l’addio, dopo cinquant’anni da direttore musicale, alla leggendaria Israel Philharmonic Orchestra. Insieme, dopo il Perù, saranno in Bolivia, a Panama, in Argentina.

Maestro, il Maggio stava rinascendo, poi il sindaco Nardella ha deciso di cedere il suo posto di presidente della Fondazione a Salvo Nastasi, una scelta evidentemente così sgradita a chi lavora in teatro da causare dimissioni a catena. Perché?

"Conosco benissimo Nastasi, è un valido professionista. Non so perché abbia causato una reazione così avversa al teatro. Ho parlato a lungo con il soprintendente Chiarot, ma le sue parole sono state definitive. Se ne vuole andare, non posso fare più niente per convincerlo a restare".

Nell’idea di Nardella, però, la presenza di Nastasi non avrebbe dovuto intaccare il ruolo di Chiarot.

"Nell’idea del sindaco affidare a Nastasi la presidenza al suo posto, significava offrire al Maggio l’opportunità di essere maggiormente seguito, sponsorizzato in Italia e all’estero. Insomma, doveva essere un ulteriore tassello di crescita".

Quindi perché è saltato tutto?

"Non voglio mescolarmi più di tanto con queste questioni, ma solamente essere d’aiuto. Sono tutti miei amici, questa cosa mi fa male. Ma soprattutto dobbiamo pensare al futuro del Teatro, ho parlato anche ieri con il sindaco, ora vado in Sudamerica. Ma il primo agosto abbiamo fissato: parleremo ancora. Ci sono molte cose da fare".

La nomina è stata congelata, ma Nastasi diventerà effettivamente presidente?

"Non so, questa è una cosa che deve decidere il sindaco. E’ lui il presidente della Fondazione".

C’è da trovare anche un direttore musicale, visto che anche Luisi ha dato le dimissioni in aperta polemica...

"Prima c’è da trovare un nuovo soprintendente, è la figura chiave, fondamentale, chi tiene le redini del teatro ogni giorno, all’interno e all’esterno".

Si parla di Rosanna Purchia, in uscita dal San Carlo di Napoli.

"Ne parliamo il primo agosto con Nardella".

Lei non potrà proprio tornare nel ruolo di direttore principale?

"E’ impossibile. L’agenda è piena di impegni già fissati fino al 2022. Il prossimo anno ho trovato tre settimane per i concerti, ne dirigerò almeno tre che doveva fare Luisi. Più di questo non posso, non potrò dirigere un’opera perché servirebbero almeno 4-5 settimane".

Da dove bisogna ripartire?

"Ora è fondamentale che il direttore artistico Pierangelo Conte rimanga, sennò il Teatro non va avanti".

E dopo?

"Io resto il più grande amico del Teatro, faccio tutto quello che posso perché non si arresti il percorso di crescita già intrapreso. E perché il Maggio possa tornare ai grandi fasti nazionali e internazionali del passato".