Lapo Cecconi, co-founder  chief executive officer | Kinoa
Lapo Cecconi, co-founder chief executive officer | Kinoa

Prosegue il viaggio nel comprendere il sistema innovativo del nostro paese, con un occhio sempre di riguardo alla Toscana. In questa rubrica provo insieme a voi ad analizzare gli ingranaggi essenziali che stimolano l’innovatività di un territorio proprio in questa delicata fase storica in cui ci stiamo scontrando con un’improvvisa (anche se prevedibile) digitalizzazione della nostra società. Proprio ieri è stato ri-presentato il piano Colao per il rilancio del sistema produttivo italiano che mette un forte accento sul tema della digitalizzazione e dell’innovazione di imprese, cittadini e Pa. 

Nelle puntate precedenti abbiamo analizzato a fondo cosa sono e cosa fanno le startup, abbiamo visto i numeri italiani e quelli regionali. Abbiamo capito che siamo indietro, poche aziende a forte impatto tecnologico, poco capitalizzate e soprattutto con scarse possibilità di crescita e di stabilizzazione. E abbiamo visto che la Toscana forse lo è più delle altre regioni. 

Oggi parliamo di incubatori e acceleratori di imprese. Le case delle start up e i primi compagni di viaggio. Ne avete sentito parlare, vero? Vi siete chiesti a cosa servono? 

Partiamo prima dall’Europa, la Commissione Europea ci offre questa definizione: un incubatore d’impresa è un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese fornendo loro una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking. 

Sembra abbastanza chiaro, gli incubatori servono a chi non ha esperienza imprenditoriale a iniziare il percorso che lo porta a costituire una start up, ottenere servizi essenziali e qualificati, ad avere gli strumenti per accedere a finanziamenti o ai primi contatti per presentare l’idea di business e la mission dell’azienda. 

Gli acceleratori (o i programmi di accelerazione), invece,  possono arrivare subito dopo. La startup deve essere già costituita e il proprio prodotto o servizio deve essere pronto ad essere scalabile (come abbiamo già visto nel primo articolo). A questo punto serve una scossa, una vera e propria “accelerazione” per far crescere velocemente la startup sia in termini di maturità tecnologica che di mercato. Il programma di accelerazione, che può durare da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 12, offre a differenze del programma di incubazione servizi più strategici finalizzati ad entrare in contatto con finanziatori, aprire spazi di mercato importanti e allargare il team con nuove professionalità. 

Se l’incubatore ti mette di fronte alla consapevolezza che stai diventando un imprenditore e ti offre gli strumenti per partire, l'acceleratore è la prima prova del nove, dove si comprende se l’idea di business e la startup può crescere e competere nel mercato digitale. 

La prossima settimana, sempre su questo tema, proviamo ad analizzare con maggiore profondità numeri, limiti e opportunità.