Il regista Michale Bay sul set con l'inconfondibile abbigliamento in bianco
Il regista Michale Bay sul set con l'inconfondibile abbigliamento in bianco

Firenze, 28 agosto 2018 - Transenne, transenne, transenne a quintali: chilometri di recinzioni di nastri bianchi e rossi dei lavori in corso a recintare parcheggi e ogni altra sorta di spazio usabile. Carriattrezzi che si aggirano come condor per beccarti in fallo, decine di ragazzi in giubbotto fluo con la scritta «6 Underground» scrutano: che fai, spostati qui non si può passare, né stare. Via, sciò, circolare.

E macchine della produzione, e quelle per le scene, e quelle della regia che la fanno da padrone in un centro città messo a ferro e fuoco dalle riprese dalla serie tv di Netfix, Six Underground, appunto. Qualcuno sa che esistono anche i residenti? Smammare. Prendere auto e motorini e spostare. Cercare altri parcheggi. Dove? Boh. Arrangiarsi. Il comune che dà l’ok alle riprese non pensa a chi abita nella zona-trincea: mica ti dice qui non parcheggi ma lì sì. Arrangiarsi perché c’è il film.

Il dio-riprese-film che tira fuori la folle cifra di 330mila euro – ufficiali – per usare Firenze. La città cartolina, la città top del mondo, la città che ha fatto vincere un Oscar alla fotografia senza che neppure sia stata cambiata di un millimetro. Solo perché esiste ed è così. Neppure una casetta ci compri in centro con 330mila euro: e noi la offriamo come un luna park, per stunt man di professione, qualche gru, decine di comparse e guardie che ti scrutano se apri il portone di casa tua: oh, ma dove vai? Non si può passare. Cioè? Non posso uscire di casa o rientrare?

Occupato pure lo spazio aereo: dalle 6.30 di ieri mattina un paio di elicotteri a volo quasi radente hanno zigzagato su Firenze che neppure in Apocalypse Now, tra le sponde dell’Arno e il centro città. Buttandoci giù dal letto col cuore tachicardico in gola. Via Magliabechi come un grande garagione per preparare le auto color evidenziatore all’inseguimento. Tappate le insegne della Conad in Corso Tintori con nomi più aulici, very italian style – oh, deve andare su Neflix, eh – mutuato in Pasta fresca e Macelleria, sotto la direzione del regista americano Michael Bay.

Pur non trattandosi di un kolossal alla Ben Hur si sono formate code chilometriche prima dell’imbocco del lungarno, bloccato dai vigili che dirottavano il traffico per altre vie. Cioè nell’altra via, visto che ce n’è una. Biciclette accatastate, motorini appiccicati a muri di stradine remote e in zona pedonale: ci sta che ci beccheremo anche una multa. Così s’impara. Mente, immaginazione, inconscio, intasati di storie, personaggi non identificati, di sensazioni, di piccoli soprusi. Uno stupore da post modernità. Buongiorno Firenze.