Il luogo della tragedia (foto Germogli) e, nel riquadro, Niccolò Patriarchi
Il luogo della tragedia (foto Germogli) e, nel riquadro, Niccolò Patriarchi

Firenze, 13 marzo 2019 -  Nel corso di una lite il suo convivente uccise il loro figlio di pochi mesi a coltellate, ferendo in modo grave anche lei e cercando di buttare giù dal terrazzo la loro figlia di 7 anni, il 14 settembre del 2018 a Scarperia (Firenze). Adesso il legale della donna, avvocato Massimiliano Annetta, ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro lo Stato italiano, accusato di aver violato il diritto alla vita non essendo stato in grado di adottare le misure necessarie alla protezione dei suoi cittadini.

"Esiste un precedente - afferma Annetta - con una condanna da parte della Corte nei confronti dell'Italia". Secondo quanto spiegato dall'avvocato Annetta, prima dell'omicidio del bambino la donna aveva presentato diverse denunce nei confronti del convivente. In base a quanto emerso dagli accertamenti eseguiti dopo l'omicidio del neonato, in una perizia che era stata disposta dal gip di Firenze nell'ambito di una precedente inchiesta per maltrattamenti, sempre nei riguardi della donna, è scritto che l'uomo era socialmente pericoloso e per questo doveva curarsi, ma poteva essere controllato coi farmaci. Inoltre, riferisce ancora l'avvocato Annetta, l'uomo aveva già subito una condanna per episodi violenti nei confronti della precedente compagna, quando viveva in provincia di Arezzo.