Per i ristoranti sono momenti duri
Per i ristoranti sono momenti duri

Firenze, 7 aprile 2020 - Umore cupo, morale basso,  prospettive poco chiare e la sensazione di essere piombati in un incubo. I ristoratori fiorentini fanno i conti con l'amara realtà del coronavirus.

"Al telefono tra banche e commercialisti"

“Come va? Ci dedichiamo a fare piani economici, probabilmente non corretti, e stare al telefono tra banche, tra di noi, commercialisti e consulenti, proprietari dei fondi, creditori e debitori, dipendenti”.  Così Luigi Papa dell'Osteria del Borgo, in Borgo San Lorenzo.

“Non ce la passiamo per niente bene - gli fa eco Davide Randazzo dell' Osteria Pizzeria I’ Giuggiolo - il pensiero è fisso tutto il giorno di quel che sarà della nostra vita; e poi pensiamo ai nostri dipendenti e alle loro famiglie, che sono sulla stessa nostra barca”. 

 “Siamo nell'incertezza più totale del se e del come potremo mai continuare a svolgere la nostra attività - sospira Matia Napolitano di Koto Ramen (che ha 6 punti vendita in città) - questo è un cancro che ti logora lentamente l'anima. Anni di lavoro investiti in un progetto che da' lavoro a 30 famiglie di amici a cui non hai la minima idea di cosa dire”.

"Abbiamo riscoperto la famigla - dice Alessandro Roselli di Ondadolce -  i sabati e le domeniche in casa a preparare pranzi passatempi belli con chi ami ma poi mi chiedo a cosa sono serviti a 35 anni in cui abbiamo investito tanti soldi e la nostra vita?" 

La ripartenza quando?

“Bisogna ripartire solo quando gli esperti con chiarezza e sicurezza diranno alla gente di non aver paura di andare a cena fuori. Ma avremo bisogno più che mai dell'aiuto di un sindaco che spinga i cittadini a uscire. Anche perché, con gli aiuti che per adesso dicono, noi imprenditori lavoreremo tantissimi mesi soltanto per provare a salvare l’azienda” sostiene Matteo Ciuti del Ristorante Murales Bistro in Via Ghibellina.

Per i titolari del ristorante i Brindelloni bisogna invece “ripartire il prima possibile ma senza le restrizioni che sembrano voler attuare senno è un’apertura ad handicap che per molti non porterà sicuramente benefici ma che determinerà parecchi licenziamenti”.

“Premettendo che abbiamo  aperto un anno fa' quindi siamo siamo pieni di debiti e la paura fa da sovrana - sottolineano Lapo Gianluca e Alessandro di Casa Lapi - da quello che viene flebilmente proposto non crediamo sia possibile riaprire. Gli aiuti in cosa consistono in un altro prestito? Già facciamo fatica ad onorare quelli presenti figuriamoci se aumentare i costi fissi può essere un beneficio”. 

“Non siamo favorevoli alla riapertura con tutte quelle ristrettezze obbligatorie perché è illogico e utopistico pensare che le persone tornino regolarmente a cena fuori se non possono stare a stretto contatto e se costrette a dialogare con camerieri o titolari coperti da mascherine e guanti” è invece il parere di Lapo e Tommaso Cherici di Salerosa Bistro'/Borgo San Frediano.

Mentre per Salvatore Vento dell'Antica Osteria Toscana di via Novoli "speriamo che si riparta anche dal ponte dell’1 maggio con una distanza massima di un metro fra i tavoli, ma clienti liberi di entrare anche senza mascherina"

I ristobond

Tra i ristoratori fiorentini l'idea che è stata ventilata di mettere in vendita cene o pasti a prezzo scontato da utilizzare poi quando si ripartrirà non attacca. “I risto bond sono ottimi strumenti per chef come Barbieri - Cannavacciuolo ed altri che hanno target altissimi, il piccolo senza mai aver fidelizzato clientela top, sarà schiacciato verso il basso ed il low cost, non riuscendo ad incassare quasi nulla dall’operazione e con il rischio di trovarsi chiuso lo stesso dopo due mesi  e con problemi di varia natura legale collegati all’emissione” sottolinea sempre Vento dell' Antica Osteria. Ancora più tranchant Luigi Papa dell'Osteria del Borgo che letteralmente stroncano l'idea: "Nessuno li comprerebbe”.

Più possibilista invece   Riccardo Bartoloni del ristorante "Giannino in San Lorenzo" che dice “considero i Ristobond un pannicello caldo come il delivery,sicuramente un'idea come altre ma certamente non sono queste le soluzioni “.  Per Davide Randazzo dell' Osteria - Pizzeria I’ Giuggiolo “sono follia pura, specchietti per le allodole: devo svendere il mio prodotto oggi, in una situazione catastrofica, per offrire un servizio domani!? No Grazie!”. Tra i pochissimi favorevoli  Andrea Angelini del Ristorante Boccanegra che li giudica “una iniziativa positiva che educherà la clientela ad un acquisto online dei servizi di ristorazione, noi già li vendiamo: non risolverà il problema ma rimane un’iniziativa per l’inizio di un nuovo modello di rapporto con la ristorazione” .