Nardella e Renzi (New Press Photo)
Nardella e Renzi (New Press Photo)

Firenze, 17 settembre 2019 - «Come ho già detto varie volte, io continuerò a lavorare nel Pd e a fare le mie battaglie nel Pd. Per quanto riguarda la scelta di Matteo capisco le sue ragioni, rispetto la sua decisione e confido nel fatto che collaboreremo bene, troveremo le giuste forme di collaborazioni per il futuro. Non drammatizzo il quadro politico che avremo davanti a noi dopo questa decisione». Con queste parole il sindaco di Firenze Dario Nardella ha commentato l'addio di Matteo Renzi dal Pd. Per quanto riguarda la sua partecipazione alla Leopolda Nardella ha rimarcato: «Come sindaco di Firenze ho sempre partecipato e portato il saluto a manifestazioni come la Leopolda e a manifestazioni politiche vicine alle nostre posizioni».

E in serata,  nel corso della registrazione di Porta a Porta su Rai1, è arrivata la risposta di Renzi:  Nardella "Ha fatto benissimo" a non lasciare il Pd perché la scissione "non è una operazione per portare via amministratori ma per riportare la gente a entusiasmarsi della politica".  

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi fa leva sulla parola rispetto: «Naturalmente bisogna che sia molto chiaro che il rispetto deve essere reciproco. Bisogna anche che le parole forti siano messe da parte, non servono, approfondiscono le rotture in un momento in cui c'è bisogno di unità, anche di unità nella pluralità. C'è bisogno di confronto, di alleanza». «Penso che possiamo lavorare a costruire un'alleanza di centrosinistra per le regionali - ha detto Rossi - ma anche per il sostegno al governo Conte che dobbiamo condizionare da un punto di vista, che è quello del centrosinistra». Rossi infine si è detto convinto che «il centrodestra si può sconfiggere» e che «la maggioranza degli italiani sia su posizioni ben diverse da quelle che esprime il capo della destra che oggi è Salvini, da quelle posizioni estreme. Parleremo a quei tanti cittadini democratici del nostro Paese e abbiamo buone possibilità anche in Regione». 

Anche l'assessore regionale alla Salute della Toscana Stefania Saccardi commenta l'uscita dal Pd di Renzi: «Ho letto che l'intento di Matteo Renzi sia di allargare il fronte del centrosinistra e di realizzare una formazione che, sempre nell'ambito del centrosinistra, allarghi il fronte contro Salvini e contro i populismi. Mi pare un'operazione che non si pone certo in contrapposizione con il centrosinistra. Da parte mia faccio 'in bocca al lupo' e spero che l'esperimento riesca perché può dare un contributo all'allargamento del fronte». «E' una valutazione che ha fatto lui - ha aggiunto Saccardi - Credo che rimarremo in tanti nel Pd pur avendo rispetto e amicizia nei confronti di Matteo Renzi che sta tentando una sperimentazione che credo dovremmo guardare tutti con interesse e attenzione».

Parlando poi delle Regionali del prossimo anno Saccardi ha detto che «mi pare che Renzi abbia detto che questa formazione politica non ci sarà alle prossime amministrative e regionali per non andare a inserire elementi di squilibrio. Probabilmente si andrà con un'unica formazione alla quale Matteo Renzi contribuirà».

Riguardo infine a una sua possibile scesa in campo come candidata per la 'squadra' del Pd alle regionali, Saccardi, usando un paragone calcistico ha detto «direi che più che da tifosa posso aver titolo per partecipare alla scelta della punta. Non ho la pretesa di esserlo, ma credo di aver titolo per poter partecipare al tavolo dove si discute la formazione».

Quello che è certo, per ora, è che la maggior parte dei senatori e dei deputati renziani eletti in Toscana non seguira' l'ex segretario nella sua nuova avventura. Gli unici dati in partenza sono i fedelissimi Francesco Bonifazi e Maria Elena Boschi che dovrebbero rappresentare le colonne dei due gruppi a Palazzo Madama e Montecitorio. Chi ancora non ha sciolto le sue riserve e' un altro renziano di ferro: Andrea Marcucci, capogruppo in Senato. Marcucci sicuramente occupa la posizione piu' delicata perche' si trovera' a dover gestire e condividere una linea lontana da quella del suo "mentore", con i zingarettiani e i franceschiniani sempre piu' agguerriti. Durissimo il commento del senatore (anch'egli renzianissimo) Dario Parrini che di andare via da quel partito che lui stesso ha fondato non ne ha alcuna intenzione: "Mi fa arrabbiare e stare male leggere di questa rottura".

Per quanto riguarda il Consiglio regionale e i Consigli comunali di Firenze e Prato pare assodato che, per ora, non ci saranno scissioni. Anche Giani lancia un accorato appello ai suoi colleghi fuori e dentro le istituzioni: "Spero che Matteo continui a stare nel Pd, spero che tutti restino nel Pd. Bisogna restare uniti. In caso contrario io scelgo i dem". Chi invece ancora spera in un ravvedimento e' il capogruppo in Palazzo Vecchio Nicola Armentano: "Confido nella responsabilita' dei consiglieri perche' rispettino il mandato affidato loro dagli elettori".

Andrea Pieroni (Pd), consigliere in Regione Toscana ha invece parole dure per l'ex Rottamatore: "L'abbandono del Pd da parte di Matteo Renzi mi pare l'ennesima conferma di una politica intesa solo come esasperato personalismo, autoreferenzialità narcisistica, incapacità di concepire la politica come gruppo, come gioco di squadra, pur non essendo sempre capitano. Zingaretti ha realizzato il miracolo di tenere unito il partito nella scelta - complessa e difficile - di allearsi con i 5 stelle per il governo del Paese. Renzi dice che esce dal Pd per combattere il sovranismi di Salvini. Ecco, indebolire il Pd significa andare nella direzione opposta. Ma, come sappiamo, la coerenza tra quanto si dice e quanto si fa non è mai stata la principale qualità di Matteo Renzi!".