Pergola, Alessio Boni diventa Zeus: "L’Iliade? Lo specchio di noi stessi"

L’attore: "I capi di Stato, gli oligarchi, i potenti: sono gli dei che oggi decidono le sorti dell’uomo comune"

Pergola, Alessio Boni diventa Zeus: "L’Iliade? Lo specchio di noi stessi"

Pergola, Alessio Boni diventa Zeus: "L’Iliade? Lo specchio di noi stessi"

"Perché l’Iliade? Perché dentro c’è tutto: è lo specchio di noi stessi e del tramonto del nostro Occidente". Parola dell’attore Alessio Boni per spiegare "Iliade. Il gioco degli dei" di Francesco Niccolini, autore anche della drammaturgia insieme a Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e allo stesso Boni (ovvero il "Quadrivio" all’origine sia dei "Duellanti" sia di "Don Chisciotte"). Lo spettacolo, in scena al Teatro della Pergola da martedì al 3 marzo (ore 21, giovedì ore 19 e domenica ore 16), è prodotto da Nuovo Teatro di Marco Balsamo, in coproduzione con Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, Teatro della Toscana e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. In scena, accanto a Boni (presto nei panni del Conte Monaldo, il padre di Giacomo Leopardi, in una miniserie Rai firmata da Sergio Rubini) ci sono Iaia Forte, Haroun Fall, Jun Ichikawa, Francesco Meoni, Elena Nico, Marcello Prayer ed Elena Vanni.

Quale è la genesi di questo spettacolo liberamente ispirato al testo di Omero?

"È un’idea nata quattro anni fa, prima ancora della pandemia. Con il ’Quadrivio’ stavamo finendo la tournée del ’Don Chisciotte’. E abbiamo iniziato a riflettere su questo capolavoro perché percepivamo nell’aria un’elettricità strana, negativa".

In che senso?

"Questo Occidente che tanto decantiamo, all’insegna del benessere e dei privilegi, iniziava un declino macabro, una lenta ma inesorabile deriva violenta. Bastava una scintilla perché il fuoco della rabbia divampasse e bruciasse quel velo di apparente civiltà con cui oggi ci sforziamo di identificarci. Questa forza animalesca, questa attrazione nei confronti della ferocia che abbiamo dentro, arriva direttamente da quattromila anni fa, dove per conquistarsi qualsiasi cosa si metteva mano alla spada, alla lancia e allo scudo".

E anche oggi è così?

"Sì. Siamo usciti dal lockdown, siamo entrati in nuove guerre e anche oggi c’è chi dall’alto tira le fila e dice agli uomini cosa deve fare. Se prima ci si affrontava apertamente con un gladio e uno scudo, oggi lo si fa in maniera tecnologica, qualcuno direbbe intelligente".

Chi sono gli dei di oggi?

"I capi di Stato, gli oligarchi, i potenti: loro decidono le sorti dell’uomo comune. Non illudiamoci: Elena era un pretesto. Se Troia non fosse stata strategica sullo stretto dei Dardanelli nessuno seguiva Agamennone. E’ quello che succede oggi per un acquedotto o un territorio da allargare. È vero che la guerra è ‘cattiva’, ma noi veniamo da quel mondo là. Dobbiamo cominciare a ragionarci e ci metto dentro anche il femminicidio, la cronaca nera".

L’Iliade è più attuale che mai?

"Come tutti i grandi classici. Ma lo scopo vero dello spettacolo è stimolare una riflessione con il nostro pubblico, rompendo la quarta parete. Perché oltre all’esaltazione della guerra, nell’Iliade c’è anche tutta l’umanità e ci sono tutti quei saperi che ai tempi venivano tramandati di padre in figlio per farli arrivare ai posteri: questo poema è una specie di enciclopedia della vita".

E così Zeus (interpretato da Boni, ndr) e gli altri si ritrovano su una spiaggia del Mediterraneo...

"Indicono una riunione nel 2024, non si vedono da oltre tremila anni e si chiedono perché non sono più di ’moda’, chi ha rubato loro la scena. Gli dei che portiamo sul palco sono invecchiati, sono in declino, sono macchiette, immagini sbiadite dell’antico splendore. Hanno perso i loro poteri e non sanno perché. Ma il finale vi stupirà".

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