Pd-Iv, rivalse e veleni: "Riaprire la trattativa". Ma il centrosinistra non ne vuol sapere

A dieci giorni dal ballottaggio il messaggio di distensione dell’ex sindaco Casini "Bisogna ragionare, i diktat, gli ultimatum e i comunicati stampa non servono".

Pd-Iv, rivalse e veleni: "Riaprire la trattativa". Ma il centrosinistra non ne vuol sapere

Pd-Iv, rivalse e veleni: "Riaprire la trattativa". Ma il centrosinistra non ne vuol sapere

C’eravamo tanto amati o c’eravamo tanto odiati. Ma a cose fatte o piuttosto a urne chiuse, la separazione tra Italia Viva e Partito democratico sembra arrivato al capolinea del divorzio (giudiziale, peraltro). E poco importa, almeno al momento, se uno dei coniugi sia disposto a rivedere anche l’assegno familiare e magari pure a chiedere scusa, perché quando si litiga volano gli stracci.

Metafora a parte. La richiesta di una riapertura di un tavolo per le amministrative a Firenze avanzata dai renziani, dopo la batosta del 7% alle Comunali, quando tutti erano convinti di una sostanziosa doppia cifra, non fa alcuna breccia nel cuore dei dem avvelenato dai dardi di Matteo Renzi. Tantomeno la timida ipotesi di concedere un posto al sole nel Salone de’ Dugento uno di loro.

E anche se in politica è tutto possibile, le speranze dei renziani di tornare in gioco, in vista del ballottaggio, alimentate ieri dall’ex sindaco di Bagno a Ripoli, recordman delle preferenze Francesco Casini, si assottigliano sempre più. Interpellati dalla Dire, i vertici del Partito democratico regionale tengono il punto dinanzi alle dichiarazioni di Casini di riaprire un ragionamento politico, convocando un tavolo di confronto sul futuro della città: "La nostra posizione è quella già espressa all’indomani del voto dal segretario Emiliano Fossi, e non cambia", è in sostanza il messaggio che viene fatto filtrare da via Forlanini. Ovvero nessuna trattativa diretta con le forze politiche rimaste fuori dall’alleanza al primo turno, ma un appello al voto per Sara Funaro rivolto a tutti gli elettori democratici e progressisti di Firenze. Perché quel 43% al primo turno anche se non è la panacea di tutti i mali ha convinto il centrosinistra ad andare da solo allo scontro diretto con il centrodestra di Schmidt (fermo al 33%).

Tutto inizia con la richiesta del governatore Eugenio Giani alla sua vicepresidente della Regione Toscana e ex candidata sindaca Stefania Saccardi di un appoggio chiaro a Funaro e alla coalizione di centrosinistra per il ballottaggio. Una mossa che mette alle strette Saccardi. Iv si consulta e prevale la linea dei pontieri più che la reazione a caldo. E così Casini prova a mediare spiegando che serve la politica, più che la matematica. E magari mettersi seduti a un tavolo per intavolare un confronto. Il neo consigliere di Iv lo spiega a ‘Refresh’, la rassegna stampa di Toscana Tv, con un ragionamento articolato. Un conto è la Regione, altro è la costruzione politica della vittoria a Firenze, osserva. In questo senso, visto che "noi stiamo ragionando, i diktat, gli ultimatum o i comunicati non servono a nulla. Non ne vedo l’esigenza". Certo, continua, "il centrosinistra e la coalizione di Sara Funaro sono favoritissimi, senza dubbio. Ma è al 43% e c’è un 57%" tra chi non l’ha votata e gli astenuti "che la buona politica dovrebbe valutare di recuperare con grande attenzione. Però - insiste - non con gli ultimatum, ma attraverso la politico. E io sono convito che, a partire dal presidente Giani, questo non sfugga".

Ma ieri Funaro, in linea con la segreteria regionale, è passata oltre all’appello dei renziani: "Il mio obiettivo è parlare ai fiorentini, e lo farò strada per strada. Ci sono proposte fatte da altri candidati che reputo interessanti e che farò mie quando sarò eletta sindaco".

Intanto, entro questa settimana (e prima del sorteggio che deciderà l’ordine con il quale i due candidati saranno rappresentati sulla scheda elettorale) dovranno essere ufficializzati gli eventuali apparentamenti, pare però che Italia Viva abbia convocato un incontro per martedì – quindi fuori tempo massimo – al quale sarà presente anche Matteo Renzi che, probabilmente, detterà la linea al suo drappello in Consiglio comunale. "Il punto – aggiunge Francesco Casini – non è cosa faremo noi come Italia viva, come Centro, al ballottaggio. Il punto è cosa farà la città se il Pd, che ha già accanto una coalizione che dice di no a tutto, farà come sembra oramai già deciso l’accordo con il Movimento 5 stelle, prendendo definitivamente una deriva populista e grillina".

A.P.