Firenze, 14 aprile 2018 - E' sempre stato favorevole alla realizzazione della tramvia. Ritiene che sia un’opera strategica per la città. Addirittura indispensabile. E sono in molti, probabilmente la maggioranza dei fiorentini, a condividere il pensiero del professore Sergio Givone, filosofo che ha dedicato tutta la sua vita accademica all’Estetica, alla conoscenza sensibile ma anche alle declinazioni del concetto di bellezza.

Ma altrettanti, come lui, non intendono sentirsi obbligati a dire ciò che non pensano, in difesa di una non meglio identificata ragion politica. Come se chi è favorevole alla tramvia dovesse amarne anche i difetti e le storture come una colpa da espiare.

Givone non fatica ad ammettere che i pali neri della tramvia alla Stazione, nonché la ragnatela di fili per la conduzione elettrica che oscura il cielo, mortificano la bellezza del profilo della basilica di Santa Maria Novella e la perfezione dell’architettura razionalista dell’edificio progettato dal Michelucci negli anni Trenta, anch’esso contestato a suo tempo: un destino che tocca in sorte a quasi tutto ciò che è nuovo e diverso.

«E’ un dispiacere autentico», dice Givone, che al tempo di Matteo Renzi sindaco ha avuto la delega di assessore alla Cultura a Palazzo Vecchio. I pali sono brutti, c’è poco da fare. E sono brutti per tutti. Inutile aggrapparsi a sostegni invisibili come ganci in mezzo al cielo: se un tempo la tramvia era di sinistra e la metropolitana di destra, ora è il tempo della libertà. Che ciascuno possa esprimersi senza il rischio di passare dalla gogna.

Difficile pensare che, con la risistemazione della piazza che presto sarà liberata dalle gabbie dei cantieri, come ottimisticamente spera l’assessore ai lavori pubblici e alle grandi opere Stefano Giorgetti, l’impatto possa migliorare significativamente. E il pericolo di correre ai ripari, ridipingendo i pali di grigio, per attenuarne l’impatto, «potrebbe finire col peggiorare ulteriormente le cose: non c’è nulla di più rischioso che rimettere mano a qualcosa che era stato pensato diversamente», dice Givone. Insomma, nonostante le migliori intenzioni che animano il Comune e la Soprintendenza, di attenuare l’impatto, a questo punto che la frittata è fatta potrebbe essere un pasticcio.

Dunque? «Spero che pali e fili possano essere tolti, certo non oggi, non domani, ma presto, e che i monumenti della Stazione possano tornare liberi», spiega il professore. Che parla, appunto, da filosofo di estetica, senza metterci il contrappunto politico.

Ormai è un fatto che la tecnologia consenta l’installazione di impianti ibridi: che funzionano con l’elettrificazione aerea tradizionale ma anche alimentati dal basso o a batteria. Come lo stesso presidente di Tram spa Fabrizio Bartaloni ha detto, anche le aziende socie di Tram, Hitachi e Siemens, potrebbero chiedere l’omologazione degli altri sistemi, uno già in uso a Nizza, per esempio.

Certo, a questo punto sta alla politica decidere se, quando ci sarà la disponibilità di un sistema senza fili e senza pali, si libererà la Stazione. Così come sta ognuno di noi, senza salire in sella alla strumentalizzazione, meccanismo di facile approdo ma spesso solo distruttivo, continuare a dire liberarmente la propria opinione. Senza sacrificarsi sull’altare dei pali se invece sembrano brutti ma la tramvia piace. Si può.