
I marmi, collocati fino al 1993 al secondo piano della Galleria degli Uffizi, erano finiti nei depositi
Dal superbo ritratto colossale di Cicerone a una energica replica dell’Augusto di Prima Porta senza dimenticare una Vibia Sabina dai tratti fortemente idealizzati mentre la raffigurazione dell’imperatrice Faustina Senior, moglie di Antonino Pio, si caratterizza per un trattamento più morbido dei lineamenti. Sono alcuni dei protagonisti del nuovo allestimento di antichi busti greco-romani che impreziosisce il tratto sul Ponte Vecchio del Corridoio Vasariano delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
La via aerea, progettata da Giorgio Vasari per consentire ai Granduchi di muoversi in sicurezza dalla loro residenza privata di Palazzo Pitti alla sede del governo in Palazzo Vecchio, è stata riaperta lo scorso 21 dicembre – era stato chiuso nel 2016 – dopo una serie di lavori di adeguamento alle nuove norme sulla sicurezza. In passato il Corridoio era stato allestito con una collezione di autoritratti appesi alle pareti, ora – dopo un breve periodo in cui è stato fruito nella sua originaria nudità – viene arricchito con 47 sculture, veri e propri capolavori della ritrattistica romana che fino al 1993 erano collocati nei tre principali corridoi al secondo piano della Galleria degli Uffizi. Poi erano finiti nei depositi perché fu deciso di ricostituire l’arredo scultoreo del museo per come veniva illustrato dalle fonti iconografiche e documentarie della metà del XVIII secolo.
"Tutti i ritratti confluiti nelle collezioni granducali dopo quella data furono quindi destinati ai depositi e, tra questi, anche le sculture accuratamente selezionate e acquistate dallo storico vicedirettore degli Uffizi Luigi Lanzi nel Settecento sul mercato antiquario per integrare la raccolta di antichità di ritratti imperiali negli ambienti vasariani" spiega Fabrizio Paolucci, curatore antichità classiche degli Uffizi. "Questi marmi offrono una sintesi efficace e di altissimo livello qualitativo dell’evoluzione della ritrattistica romana dalla tarda repubblica all’età tetrarchica, cioè dalla fine del primo secolo avanti Cristo alla fine del terzo dopo Cristo" aggiunge.
In questo allestimento sono i ritratti femminili a offrire alcune delle migliori prove delle correnti stilistiche di quegli anni. "Spicca, in particolar modo, un’eccezionale busto di una giovane scolpito intorno al 15 avanti Cristo, nella prima età augustea. Al di là dell’eccezionale forza del ritratto e della sua sottile introspezione psicologica, l’opera si segnala perché la donna è raffigurata con indosso la stola, la pesante veste che doveva coprire la tunica, nascondendone trasparenze e forme. Questa scelta ispirata al pudore e alla morigeratezza, voleva essere una dimostrazione tangibile del fatto che il personaggio ritratto era un sostenitore della politica moralizzatrice di Augusto che con le sue leggi emanate cercò di porre un freno al dilagare della corruzione morale" spiega ancora Paolucci.
Nella serie dei ritratti femminili, inoltre, spicca una donna dall’aspetto solenne e dalla singolare acconciatura: è una vestale, caratterizzata dall’infula, la sacra benda che le cinge il capo. "Si possono ammirare raffinati volti di età antonina, veri e propri capolavori di introspezione psicologica. Queste opere, raffiguranti ricche dame vissute nei decenni centrali del II secolo dopo Cristo, sono databili con un buon margine di sicurezza proprio grazie alle complesse acconciature, che replicano le pettinature adottate dalle imperatrici del periodo e testimoniateci dalla monetazione" spiega Paolucci.
Con la galleria dei ritratti adesso ricostituita nel corridoio vasariano, il museo fiorentino ritrova un tassello importante delle sue collezioni storiche. "Dopo la ricostituzione della sala dei marmi antichi al secondo piano della Galleria, questo allestimento è un ulteriore passo avanti, all’insegna del motto “Futuro nell’Antico“, per la valorizzazione del collezionismo archeologico mediceo, che agli Uffizi è presente con complessi esemplari come la Sala della Niobe e il progetto ambizioso e suggestivo, attualmente in corso, di ricostituzione dell’antico ricetto delle iscrizioni" conclude il direttore delle Gallerie, Simone Verde.