Firenze
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Firenze, 8 dicembre 2019 - «Firenze è oggi quel che è per una scelta di vita occidentale, che comprende anche la prostituzione». Lo storico Franco Cardini, caustico e drastico, usa una metafora tosta che va comunque a irrobustire il flusso di pensieri di Maurizio Maggiani, che nella sua lettera aperta parla con amore amareggiato di una Firenze stravolta rispetto a quarant’anni fa («Se posso dirlo mi pare di aver colto nell’aria della città delle meraviglie dello spirito una sottile voglia di buona, vecchia, materialistica economia di rapina...»).
 

Una Firenze feticcio che ha scelto di vendersi e non coltivarsi. Questo il pensiero di Cardini che è in sintonia con lo scrittore spezzino: «Se cinque anni fa – insiste lo storico – un intellettuale fosse venuto qui e avesse scritto le stesse cose non gli avremo dato importanza bollandolo come il solito nostalgico. Oggi, in effetti, Maggiani mette il dito nella piaga». Cardini alza il tiro («I fiorentini, da almeno due secoli, sono soltanto rendita e frasi fatte. ’Noi ci s’ha la cu r tura’ e tanto basta») prima di lanciare un appello alle istituzioni: «In sede di giunta si rifletta sul contributo civile di questo scrittore». Più morbida, ma altrettanto attenta, l’analisi di Luigi Dei, rettore dell’Università di Firenze. «Non esageriamo nel dipingere Firenze come una città stravolta – dice – Anche il mondo, negli anni ’70, era diverso e questa non è un’isola. Un tempo il turismo era soltanto europeo e americano, oggi è globale. E questo porta cose positive, come l’economia che gira, e negative, l’impatto ambientale molto più massiccio».

Dei, che auspica «un freno sugli Airbnb con norme più stringenti» vede comunque il bicchiere mezzo pieno e si appunta una piccola medaglia al petto: «Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto qualcosa per Firenze. Perché se è vero che abbiamo decentrato alcune attività su Novoli e Sesto, è altrettanto vero che non abbiamo venduti i plessi del centro storico che di sicuro avrebbero avuto acquirenti pronti a trasformarli in alberghi di lusso. Guardi Sant’Ambrogio. E’ uno dei pochi quartieri che mostra resilienza al turismo di massa. Nel rione ci sono meno ’mangifici’ e più studenti con i libri sotto braccio...».

Si dice «demoralizzata» da una città che si è «arresa a un’onda di piena» Cesara Buonamici. Che racconta un aneddoto: «Giorni fa ho riportato mia mamma da Fiesole a fare una passeggiata in centro. Non lo riconosceva più...». Per la giornalista, che «sente ormai solo rumore di trolley» è inevitabile iniziare a pensare a «istituire un numero chiuso per le visite in città» perché «evidentemente i nostri gioielli non resistono più a questo impatto di gente». Chiudiamo con lo sguardo allegro di chi non può, per questioni di carta d’identità, ricordare la città che fu. Lo scoppiettante Lorenzo Baglioni, per qualcuno l’erede di Pieraccioni, la vede così: «Non ho un’opinione così negativa di Firenze, anzi. Non è certo una città morta e abbandonata al turismo. C’è invece un bello sforzo nelle attività culturali di ogni genere. E tanta passione dietro».
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