Non solo Bobo. Sergio, cuore a sinistra che batteva a Scandicci: "Smarriti senza di lui"

Un legame indissolubile con il territorio: abitava a San Martino alla Palma e partecipava alla politica. Il sindaco Fallani: "Lui il vero primo cittadino". Camera ardente all’Acciaiolo, martedì funerali nel Salone de’ Cinquecento.

Non solo Bobo. Sergio, cuore a sinistra che batteva a Scandicci: "Smarriti senza di lui"

Non solo Bobo. Sergio, cuore a sinistra che batteva a Scandicci: "Smarriti senza di lui"

di Fabrizio Morviducci

SCANDICCI

C’è una versione più intima di Sergio Staino. C’è sempre stata, ma è emersa chiara ieri, alla notizia della sua scomparsa a 83 anni dopo una lunga malattia. Era sottotraccia, pur essendo più profonda e sentita di quella ‘pubblica’ che lo ha sempre identificato come il famoso vignettista padre di Bobo. La versione più intima, è quella dello Staino fiorentino. In realtà forse più scandiccese che fiorentino. La raccontano i legami indissolubili con questa terra a sud ovest del capoluogo, le sue colline, la sua politica ancora sanguigna, la cultura dove ancora si può provare a sperimentare sulle immagini, sui linguaggi. A Scandicci c’erano casa, affetti; la città era come un quadro bianco da riempire di contenuti e idee. Staino abitava a San Martino alla Palma, ma non era semplicemente uno dei ‘vip’ con villa in collina. A Scandicci aveva cominciato come insegnante di applicazioni tecniche alla scuola media Fermi, qui era tornato per vivere.

E qui viveva, intensamente, anche a livello politico. Per un lungo periodo è stato anche presidente dell’Istituzione cultura, non mancava mai quando c’era un’assemblea politica del centrosinistra, quando c’era da dare un punto di vista divergente o profondo sulla Scandicci in transizione da borgo a città. "È morto Sergio – ha detto il sindaco, Sandro Fallani – il vero primo cittadino di Scandicci. Scandicci è Sergio, Sergio è fieramente di Scandicci, senza siamo smarriti, soli. In questi lunghi mesi fitti di ripartenze e frenate ci abbiamo creduto, seguendo il tuo spirito di combattente libero, con quel tocco di anarchia che mi ha sempre conquistato. Sergio che quando il discorso volgeva sul serioso lo chiudeva con l’arma potentissima e meravigliosa dell’ironia. Ora penso a questo Sergio, né ai libri, né ai film, né alle vignette, penso a quanto hai regalato a Scandicci, alla democrazia, alla cultura della nostra città e non smetto di piangere". E un dolcissimo messaggio di addio è arrivato anche dall’assessora regionale Monia Monni, che con Staino aveva uno stretto legame d’amicizia e affetto: "Per me eri affetto profondissimo, risate e tenerezza. Mi mancherai, mi manchi già tantissimo. Tantissimo Sergione mio". E’ proprio la dimensione umana di Staino, in questo momento, a essere più potente dei ‘coccodrilli’ che tutti i media nazionali stanno dedicando al vignettista, giornalista, artista di grande caratura. Anche il sindaco Dario Nardella nel salutare l’amico, ha rivolto le sue condoglianze alla comunità di Scandicci, ben sapendo quale fosse il profondo legame di Staino ‘scandiccese’ non solo con la politica, ma anche con la gente normale, quale che fosse il loro pensiero politico. Non a caso uno dei pensieri di saluto più delicati è arrivato da Stefano Dorigo, ex consigliere di An quando Staino era alla guida dei servizi culturali di Scandicci, oggi docente di diritto tributario e lontano dalla politica attiva: "Non condividevo nessuna delle sue idee ma mi piaceva il suo modo di essere un uomo libero".

I funerali si celebreranno martedì alle 14 nel salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio. Camera ardente al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci: oggi e domani dalle 10 alle 18, martedì dalle 10 alle 12.

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