Negozi senza personale Il nostro viaggio fra chi offre lavoro Tanti colloqui surreali

Siamo andati a capire che tipo di occupazione viene proposta, ma quasi ovunque è la solita storia: "Orari e paga? Se ne parlerà dopo". E se si prova a chiedere un chiarimento sullo stipendio, il tempo scade.

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Negozi senza personale Il nostro viaggio fra chi offre lavoro Tanti colloqui surreali

FIRENZE

Le vetrine dei negozi e dei locali fiorentini sono tappezzate dai cartelli ’Cercasi personale’. Qualche annuncio ha i bordi ingialliti, segno del troppo tempo trascorso. "Siamo alla perenne ricerca di commessi – racconta Monica Coppoli, titolare del negozio di abbigliamento Barone di piazza Beccaria - e i giovani che assumiamo se ne vanno dopo poco". Una lamentela ricorrente in tutti i locali che dichiarano carenza di personale: "Quest’anno ho assunto sei persone – dice Santino, proprietario della pizzeria Schiacciamatta – e tutt’e sei non si sono presentate a lavoro".

Eppure sono tanti i giovani che, armati di curriculum, ogni mattina cercano tenacemente un impiego. Sarà solo un problema di domanda e offerta che non coincidono? Abbiamo provato a indossare i panni della ragazza a caccia di lavoro e i risultati non sono stati rassicuranti, seppur non sorprendenti.

"Buongiorno, ho visto l’annuncio fuori" entriamo nel primo locale, un bar nella zona di borgo La Croce. Dopo i primi convenevoli, ci sottoponiamo a un veloce colloquio: studi? Esperienza sul campo? Hai la patente? Il colloquio sta andando bene e decidiamo di chiedere gli orari e la paga. Una domanda lecita, anche considerando gli impieghi ai limiti dello sfruttamento denunciati da molti giovani disoccupati, sopratutto nel campo della ristorazione.

"Mi sembra un po’ presto per chiederlo...". Ma come? "Può bastare così, la richiameremo". Senza scoraggiarsi, procediamo nell’indagine e c’infiliamo in un ristorante: "Salve, volevo offrirmi per il posto da cameriere". Il responsabile ci guarda con quell’infastidito disinteresse con cui si guarda una zanzara che ci impedisce di dormire. E continua a guardarci così per tutto il colloquio, che si conclude con il classico "le faremo sapere". "Va benissimo, ma la paga e gli orari?" e, mentre domandiamo, ci rendiamo conto che agli occhi del responsabile non siamo più una zanzara. Ora siamo un gigantesco moscone che, con il suo ronzare, lo ha costretto ad alzarsi dal letto e aprire le finestre. "Queste non sono domande da fare ora, prima dobbiamo vedere come se la cava" tuona.

L’andazzo è lo stesso in tutti i punti in cui ci fermiamo: facciamo il colloquio, che va abbastanza bene, e ci cacciano innervositi quando chiediamo la paga e gli orari. Addirittura, un ristoratore, che ci ha richiamati interessato al nostro curriculum, ci butta giù il telefono quando accenniamo alla solita domanda.

Il titolare di una locanda vicino al Duomo ha provato a spiegarci la sua ostinazione nel non comunicare il salario. "Ma perché? – risponde – Prima dobbiamo metterla alla prova. Non puoi comprare una macchina senza averla vista prima su strada".

Benedetta Macchini