STEFANO BROGIONI
Cronaca

Il Mostro di Firenze e la pistola che smise di sparare

La coincidenza: per un anno la calibro 22 di Vigilanti fu sequestrata. E i delitti cessarono

Mostro di Firenze, il delitto di Vicchio

Mostro di Firenze, il delitto di Vicchio

Firenze, 14 aprile 2018 - La pistola calibro 22 di Giampiero Vigilanti resto’ per un anno sotto sequestro, da quel 16 settembre del 1985, giorno in cui l’ex legionario venne perquisito. Non risulta però che furono compiuti ulteriori accertamenti su quella arma, anche perché l’iniziativa del sequestro, così come della stessa perquisizione, era stata presa in autonomia dal maresciallo dei carabinieri del Norm di Prato, Antonio Amore, che aveva indagato sul delitto di Calenzano del 1981.

Inoltre quella pistola, che sparava però i proiettili Winchester serie H, non era una Beretta indicata dalle perizie ma una High Standard. Vigilanti, insomma, non è mai stato preso seriamente in considerazione dalla procura prima del 2013, anno dell’esposto del legale delle famiglie delle vittime francesi, Vieri Adriani. Bisogna anche dire che il delitto degli Scopeti, che precede le perquisizioni a Vigilanti e poi a Pietro Pacciani, sarà anche l’ultimo del Mostro. Coincidenze, certo. Come ce ne sono tante, in questa storia infinita. Coincidenza è anche la sparizione della pistola di Vigilanti: un furto, sempre nel 2013, di quella calibro 22 attorno al quale si sta attorcigliando l’inchiesta che lo vede indagato, e di altre tre pistole che Vigilanti aveva acquistato di recente. Quattro armi, rubate da chi si è introdotto nella sua casa di Prato proprio mentre cominciava a bollire qualcosa che lo riguardava.

E che dire dei giornali che furono rinvenuti nella medesima perquisizione del 1985? Nella casa al Cantiere di Prato, ci trovarono undici copie de La Nazione. Alcune recenti (10, 14 e 15 settembre, dove ci sono servizi sul delitto degli Scopeti appena compiuto), alcune più datate, tipo l’edizione straordinaria del 26 gennaio 1984 che parla dell’arresto di Giovanni Mele e Piero Mucciarini.

C’è poi la Nazione del 30 maggio 1985 sulla tragedia dell’Heysel, e quattro edizioni de La Nazione tra il 25 e il 30 dicembre che pubblicano notizie e un identikit sull’attentato al Rapido 904. Più “particolare” la collezione che l’ex legionario custodiva a casa della madre, a Padule a Vicchio.

C’erano cinque copie de La Città (15, 16, 30 dicembre 1983, 30 luglio e 10 agosto 1984: la notizia del duplice omicidio di Vicchio del 29 luglio non era sul giornale del 30) e sette copie de La Nazione che parlavano dei delitti del mostro: quelle di undici anni prima del duplice omicidio di Sagginale, quella del 5 agosto 1984 quando un testimone di Vicchio chiamò il numero del ‘Bingo’. Una curiosità: sul giornale del 29 luglio 1984, uscito la stessa domenica dell’omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci, c’era un articolo sull’omicidio della prostituta Giuseppina Bassi. I delitti delle prostitute sono un altro mistero che si consumò parallelamente a quello del mostro, in quegli anni. Altra coincidenza. Ma non sono questi gli elementi fondamentali che hanno fatto scattare l’iscrizione di Vigilanti sul registro degli indagati. Gran parte degli accertamenti sono coperti dal segreto e la procura aspetta altre risposte (ad esempio dai dna sui pochi reperti ancora utilizzabili) prima di arrivare al fatidico bivio: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio. Sperando sempre di pescare un jolly: ritrovare la pistola.