Firenze, 13 giugno 2018 - Si è portata via anche Davide Astori. La stessa subdola patologia che aveva ucciso in campo, sei anni fa, il calciatore del Livorno Piermario Morosini, e prima, nello stesso anno, il 2007, il difensore dell’Asiago Hockey Darcy Robinson e il nazionale spagnolo di calcio, Antonio Puerta (a soli 22 anni).

Può essere un killer silenzioso che non dà sintomi che facciano accendere la spia rossa, la cardiomiopatia aritmogena ventricolare destra, soprattutto nelle fasi iniziali dall’esordio. Può restare invisibile al tracciato elettrocardiografico, anche effettuato sotto sforzo.

Così come anche una più approfondita ecografia del cuore può non rilevarne la presenza. La displasia ventricolare destra aritmogena è stata causa della fibrillazione ventricolare che ha provocato l’arresto del cuore del capitano viola, come dice la perizia eseguita, su richiesta della procura di Udine, dagli specialisti Gaetano Thiene e Carlo Moreschi.

Si tratta di una malattia genetica, quindi familiare, di conseguenza non può essere prevenuta: se uno dei due genitori ne soffre, ogni figlio ha il 50% di possibilità di ereditare la mutazione del gene malattia, che non significa essere ammalati, ma essere a rischio di sviluppare la displasia. Ma che cos’è e quali sintomi dà la cardiomiopatia aritmogena ventricolare destra?

E’ una patologia che interessa il muscolo cardiaco che provoca aritmie e che si localizza, prevalentemente, nel ventricolo destro. In pratica, la mutazione genetica induce la produzione di proteine cardiache difettose che, con il tempo, provocano il danneggiamento e la distruzione delle cellule cardiache normali. Tuttavia questo processo non riguarda tutte le cellule, ma si distribuisce a macchia di leopardo. Anche se il danno può portare da una parte alla dilatazione del ventricolo destro e dall’altra a favorire l’insorgenza di aritmie. Quali sono i sintomi principali?

Il primo è il cardiopalmo. Si avverte la sensazione di battito irregolare, in cui il normale ritmo cardiaco viene interrotto da un battito anticipato seguito da una pausa (extrasistole). Un fenomeno diffusissimo, peraltro, nei cuori perfettamente sani e che, dunque, non desta sospetti.

Soprattutto nelle fasi iniziali la malattia si presenta unicamente come problema elettrico, per questo difficilmente diagnosticabile: il tracciato dovrebbe essere eseguito nel momento esatto in cui parte l’aritmia. Questa patologia è rischiosa perché può causare fibrillazioni ventricolari che sono la prima causa di morte improvvisa cardiaca.

Un evento molto raro. Come non diffusissima è la cardiomiopatia aritmogena ventricolare che però negli ultimi dieci anni si è portata via quattro sportivi al top. «Quando inizia l’artimia maligna ci si sente male e si perde coscienza quasi immediatamente», spiega Fabrizio Drago, primario della Cardiologia e Aritmologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, anche specialista in medicina dello sport. «I controlli purtroppo non possono evitare tutto.

Nonostante che l’Italia sia il Paese che ha fatto di più in termini di prevenzione della morte improvvisa nello sportivo – spiega Drago – Dagli anni Settanta abbiamo una legge che tutela l’attività agonistica, grazie alla quale sono stati abbattuti di oltre l’80% i casi di morte improvvisa sui campi. Siamo stati i primi e i migliori, e ce ne vantiamo. Malauguratamente non tutto si può prevedere».