Michelangelo furioso: si apre lo scrigno segreto

Finalmente visitabile la piccola stanza fiorentina dove il Buonarroti si nascose nel 1530 per sfuggire alla condanna a morte. Dipingendone le mura

Michelangelo furioso: si apre lo scrigno segreto
Michelangelo furioso: si apre lo scrigno segreto

Una Leda inginocchiata e un’altra in piedi. L’inconfondibile testa di Laocoonte e un giovane atletico, simile a un Apollo, ma che avrebbe potuto essere lo schizzo per un Cristo risorto. Figure appena accennate a carboncino, che però rimandano subito a personaggi della Cappella Sistina e ad altri capolavori famosi. La stanza segreta di Michelangelo Buonarroti alle Cappelle Medicee di Firenze, quella specie di ripostiglio sotto la Sacrestia Nuova dove lo stesso avrebbe poi realizzato le straordinarie sculture Il Giorno, La Notte, il Crepuscolo e l’Aurora, è uno scrigno delle meraviglie che dal 15 novembre finalmente si apre a tutti. Ci sono voluti cinquant’anni dalla scoperta di questo rifugio nel complesso della basilica di San Lorenzo, dove Michelangelo si nascose per scampare alla condanna a morte, ma finalmente quelle pareti con probabili disegni autografi, sono parte del percorso museale accanto alle Cappelle Medicee.

La particolarità e la ristrettezza del luogo hanno consentito fino a ora solo qualche rara apertura, del tutto eccezionale, soprattutto per motivi di conservazione. Adesso, quattro visitatori per volta, si può accedere a quello stanzino dove un furioso Michelangelo trascorse alcuni mesi del 1530, ingannando forse il tempo pensando alle sculture che avrebbe realizzato una volta libero. Il complesso monumentale di San Lorenzo (chiesa, Biblioteca laurenziana, Cappelle Medicee) è legato indissolubilmente a tutta la vita del grande artista, nel bene e nel male. Dalla facciata della basilica progettata e mai realizzata, al suo funerale “postumo“. Michelangelo morì a Roma il 18 febbraio del 1564. Erano trent’anni che aveva lasciato Firenze, dove non aveva più rimesso piede. Ma i Medici una volta morto, lo rivollero a “casa”, tanto da organizzare una spedizione per trafugare la salma e ricelebrare solenni esequie di Stato il 14 luglio 1564, proprio nella basilica di San Lorenzo, da sempre la chiesa della famiglia dei Medici, per rendere omaggio "all’eccellenza e virtù del maggior pittore, scultore et architettore che sia mai stato".

Eppure in quella stessa chiesa, dove aveva lasciato tanti capolavori, Michelangelo era stato alla “macchia”, tra il giugno e l’ ottobre del 1530, proprio per colpa dei Medici. Papa Clemente VII, il secondo pontefice della dinastia fiorentina, lo aveva niente meno che condannato a morte perché durante la cacciata dei Medici (1527-1530), era stato supervisore delle fortificazioni per il governo repubblicano.

L’ira verso Michelangelo durò poco. A quel genio perdonavano tutto, a patto che tornasse a lavorare per loro. Ma il ricordo di quella “prigionia” è rimasto. Perché durante i mesi in cui non poteva farsi vedere in giro per Firenze, Michelangelo trovò ugualmente il modo per dedicarsi all’arte, fosse stato anche solo disegnare sulle pareti di quella stanzetta di dieci metri per tre, con appena due finestrelle, da cui poteva vedere in strada senza essere visto. Quel rifugio, a cui si accedeva attraverso una botola, glielo aveva trovato il priore di San Lorenzo Giovan Battista Figiovanni, che lo tenne al sicuro fino a quando non si calmarono le acque.

La stanza segreta è rimasta tale fino al 1975, quando Paolo Dal Poggetto, allora direttore delle Cappelle Medicee, incaricò il restauratore Sabino Giovannoni di fare dei saggi di pulitura in uno stretto corridoio sotto l’abside della Sagrestia Nuova, per trovare spazio a una nuova uscita del museo. Ed ecco saltar fuori quel ripostiglio utilizzato fino al dopoguerra come deposito di carbonella, poi chiuso e dimenticato sotto una botola coperta da armadi, mobili e suppellettili. Fu durante quei lavori che il restauratore si imbatté, sotto due strati di intonaco, in una serie di disegni murali di figure tracciati con bastoncini di legno carbonizzato e sanguigna, che Dal Poggetto attribuì per la maggior parte a Michelangelo, pur con pareri discordi di alcuni critici.

"La conclusione dei lavori della Nuova Uscita e l’adeguamento del Museo delle Cappelle Medicee alle norme di sicurezza, consentono di aprire la stanza segreta di Michelangelo – ha spiegato Massimo Osanna, direttore generale dei musei statali – luogo di fascino straordinario, ma delicatissimo per l’ubicazione dello stretto ambiente nel percorso museale e per la tutela dei disegni a carboncino presenti sulle pareti". "È stato un lungo costante e paziente lavoro che ha coinvolto diverse professionalità – afferma Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello e delle Cappelle Medicee– . La mia profonda gratitudine va ai colleghi dell’Opificio delle Pietre Dure che condividono con competenza e passione tanti progetti dei Musei del Bargello".

La stanza segreta è accessibile solo su prenotazione, con il limite di 100 persone alla settimana. La permanenza all’interno è di 15 minuti, non accessibile ai disabili (per la scala stretta) e per ragioni di sicurezza ai minori di 10 anni. Il biglietto 20 euro, più l’ingresso alle Cappelle Medicee.

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