Messina Denaro e la strage dei Georgofili: "L’obiettivo era solo colpire lo Stato. Vittime uccise per menefreghismo"

Messina Denaro e la strage dei Georgofili: "L’obiettivo era solo colpire lo Stato. Vittime uccise per menefreghismo"

Messina Denaro e la strage dei Georgofili: "L’obiettivo era solo colpire lo Stato. Vittime uccise per menefreghismo"

Nadia, 9 anni e Caterina, 50 giorni, ammazzate, insieme ai genitori e allo studente Dario Capolicchio, dal "menefreghismo" della mafia: morti collaterali che potevano essere evitate, se solo la cupola non avesse scelto "gente che non vale niente". "Anche un menomato capiva che succedeva una strage, se metteva una bomba là" ma "se andavo io a Firenze a metterla non sarebbe morto nessuno perché io ho una coscienza". Le parole di Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss stragista condannato all’ergastolo anche come mandante dei Georgofili, e morto venti giorni fa in ospedale, suonano brutali anche a distanza di trent’anni. In un verbale d’interrogatorio del 16 febbraio scorso, davanti al giudice Alfredo Montalto che lo processava per l’estorsione di un terreno, reato quasi bagatellare dinanzi a tanto orrore, e fino a ora rimasto top secret, il capomafia di Castelvetrano non ammette niente: né sull’appartenenza a Cosa nostra ("lo leggo dai giornali"), nè in merito alla conoscenza di boss come Graviano, Brusca e Riina. E pretende di dover chiarire. "Nel caso io fossi stato catturato speravo che mi dessero la possibilità di difendermi di sto’ fatto di questo bambino (Di Matteo, ndr) sciolto da me nell’acido , se mi dà lei questa possibilità le sarò grato per tutta la vita, perchè anche io sono padre".

Il giudice lo incalza sugli altri bambini uccisi: "Lei si preoccupa per Di Matteo ma non di quello che è successo a Firenze in cui ci sono morti bambini". "A prescindere che non so niente di Firenze, poi quello che dicono i collaboratori se la vedano loro, il bambino fu un fatto mirato, Firenze, qualora fosse vero, non è che si volevano uccidere persone. Il problema è che sono andati con la ruspa: hanno ucciso la mosca a cannonate, perché si sa che se si mettono bombe, possono cadere degli innocenti ma la finalità non era uccidere persone ma prendersela con lo Stato".

Erika Pontini