PRESSPHOTO Firenze  commemorazione di Riccardo Magherini. Marco Mori/New Press Photo
PRESSPHOTO Firenze commemorazione di Riccardo Magherini. Marco Mori/New Press Photo

Firenze, 12 settembre 2014 - UNA PERIZIA stabilisce che era «in preda ad episodio di intossicazione acuta da cocaina che ha scatenato una situazione comportamenale e patologica inquadrabile in quella che viene descritta come ’excited delirium syndrome’», un’altra che «la immobilizzazione da parte delle forze dell’ordine nel tentativo di contenere il soggetto quale fonte di ulteriore stress catecolaminergico nonché i tentativi di liberarsi fatti dal soggetto medesimo sia prima della immobilizzazione che dopo, una volta a terra, e la posizione in cui è stato tenuto sono tutti fattori che hanno contribuito, sinergicamente, al decesso del soggetto».

Conclusioni diverse, ma sovrapponibili, quelle delle consulenze (tossicologiche e medico-legale) disposte dal pm Luigi Bocciolini sulla morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo scorso in borgo San Frediano. Da una parte la droga, tanta e tale da scatenare «una intossicazione acuta» ma pure, da parte dei quattro carabinieri che arrestarono il 40enne (indagati per omicidio preterenzionale assieme ad altri 7 sanitari del 118) «il mancato rispetto di norme cautelari, produttivo del meccanismo asfittico che, con ogni probabilità, ove si fosse ottemperato a facilitare l’attività respiratoria facendo assumere al soggetto, quanto meno, la posizione supina (o meglio seduta o eretta essendo applicate le manette) non si sarebbe determinato». 

«Si può ritenere — si legge nelle 90 pagine depositate ieri firmate da Gian Aristide Norelli e Martina Focardi — che i carabinieri intervenuti, una volta operata la immobilizzazione del Magherini, mantennero il soggetto in posizione prona con immobilizzazione posteriore degli arti superiori e, forse, con ulteriori sistemi di contenimento coattivo. Tale stato si protrasse dalle 1.20-1.25 alle ore 1.44 e cioè per 20-25 minuti ed in tale periodo si determinò la componente asfittica sopra discussa». I due medici legali fanno propria la tesi dei tossicologi, Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, secondo cui Magherini sarebbe stato in preda alla «excited delirium syndrome». Ma divergono sugli effetti di tale sindrome, che coglie i consumatori abituali di cocaina. Per Mari e Bertol, la sindrome può arrivare ad effetti «infausti», ma, per Norelli e Focardi, «per quanto scientificamente noto, la morte rappresenta un evento raro come fatto ascrivibile alla sindrome». A questo punto, sei mesi dopo il decesso, il cadavere di Magherini potrebbe essere “liberato” dalla magistratura.