L’ultimo saluto a Paolucci. L’umanità prima di tutto: "Sapeva dire la verità restando un uomo cortese"

Nella basilica della Santissima Annunziata il rito solenne con otto officianti. Amici, colleghi e allievi: "Ammaliavano i suoi discorsi sull’arte".

L’ultimo saluto a Paolucci. L’umanità prima di tutto: "Sapeva dire la verità restando un uomo cortese"
L’ultimo saluto a Paolucci. L’umanità prima di tutto: "Sapeva dire la verità restando un uomo cortese"

"Nella sua vita quotidiana ci ha insegnato a essere più umani. Perché lui era un uomo vero". Monsignor Paolo Nicolini, nell’omelia mette in risalto il lato più intimo e privato di un grande uomo di cultura come è stato Antonio Paolucci, scomparso a 84 anni domenica scorsa. Ieri in una gremita basilica della Santissima Annunziata di Firenze si è svolto l’ultimo saluto - un rito solenne con otto officianti - a Antonio Paolucci, scomparso a 84 anni domenica scorsa nella ’sua’ Firenze. Lo storico, ex sovrintendente del polo museale di Firenze, ex ministro per i Beni culturali durante il governo Dini e anche direttore dei Musei Vaticani era originario di Rimini, dove era nato il 19 settembre 1939, ma aveva scelto il capoluogo toscano come città della vita. "Antonio ci ha insegnato a guardare il visibile oltre l’invisibile. In questi giorni è stato detto che è stato un grande uomo di cultura, dell’arte e delle istituzioni, e questo è vero, verissimo. Ma Antonio per tutti noi è stato un amico vero, leale, un uomo che, con cortesia, non negava mai la verità" ha detto ancora monsignor Nicolini, che con Paolucci ha lavorato fianco a fianco nel periodo in cui era direttore dei Musei Vaticani.

A rendere omaggio alla grande umanità di Paolucci, prima ancora della profonda conoscenza storica e dell’alto profilo culturale, erano presenti tanti amici, colleghi, allievi. Nelle prime file il figlio Fabrizio con i familiari più stretti, quindi il sindaco di Firenze Dario Nardella, la sua vice Alessia Bettini. Ma anche il presidente del consiglio comunale Luca Milani, il sindaco di Reggello Piero Giunti, la vicesindaca di Arezzo Lucia Tanti(con i rispettivi gonfaloni) e Lamberto Dini che volle Paolucci come ministro dei Beni culturali nel suo governo tecnico nel 1995. Presente poi il governatore Eugenio Giani che tra i tanti ricordi si è soffermato sul Paolucci consigliere comunale nei primi anni Novanta, quando si candidò con la Democrazia Cristiana. "Ricordo l’affetto con cui visse la legislatura, per me era la prima, dal 1990 al 1995, e ogni suo intervento era illuminante" ha detto Giani.

In chiesa anche la direttrice dell’Accademia delle arti del disegno, Cristina Acidini (che prese il testimone da Paolucci alla guida del polo museale fiorentino) che oltre al ritratto professionale si è soffermata sull’uomo: dai sigari spezzati sulla scrivania alla sua raffinata ironia. "Ognuno di noi ha un ricordo speciale dell’ultimo allievo di Roberto Longhi. Ma tutti noi siamo grati per il lavoro che ha svolto per proteggere e valorizzare l’arte e l’ambiente storico" ha sottolineato Acidini. "Sapeva ammaliare con i suoi discorsi sull’arte" sono, invece le parole di Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. Hanno voluto salutare il grande storico pure Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per Firenze, Pistoia e Prato, lo storico dell’arte Antonio Natali e il direttore di Palazzo Strozzi, Arturo Galansino.

Anche Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi e ora alla guida del museo di Capodimonte a Napoli, ha posto l’accento sull’aspetto umano di Paolucci. "Mi ricordo di quando ero studente e lo vedevo in bici per via Calzaiuoli. Salutava tutti e tutti lo risalutavano. Dava appuntamento nel suo ufficio la mattina presto, già alle 6, amava il suo lavoro" le parole del papabile candidato del centrodestra alle prossime amministrative fiorentine che ancora non scioglie la riserva. "Oggi (ieri,ndr) si parla solo di Antonio" ha tagliato corto l’ex direttore degli Uffizi. L’attuale, invece, (alla sua prima uscita pubblica) ha annunciato grandi novità nel segno di Paolucci. Oltre all’intestazione dell’auditorium, "un atto dovuto", "l’altra attività prevista è la donazione del suo fondo librario, e siccome noi pensiamo a un centro studi sulla museologia potrebbe essere il nucleo di partenza di questo importante istituto" ha detto Verde, definendo Paolucci "una figura esemplare perché è riuscito a mettere insieme l’eccellenza della ricerca scientifica con la massima divulgazione che è il cuore del principio del servizio pubblico".

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