L’intervista a Fantappiè: "Aziende ‘distaccate’ e lavoratori in prestito. Servono nuovi limiti"

Il segretario della Uil Toscana: "Servono più ispezioni durante i lavori. Proponiamo una patente a punti: chi sbaglia non partecipa alle gare. Contro l’ecatombe degli infortuni è necessaria più prevenzione" .

L’intervista a Fantappiè: "Aziende ‘distaccate’ e lavoratori in prestito. Servono nuovi limiti"

L’intervista a Fantappiè: "Aziende ‘distaccate’ e lavoratori in prestito. Servono nuovi limiti"

di Lisa Ciardi

"Le misure da integrare per fermare l’ecatombe degli infortuni sul lavoro dovranno concentrarsi su tre fasi: la prevenzione, l’osservazione durante i lavori e la repressione per eventuali incidenti". A dirlo, all’indomani del presidio al cantiere di via Mariti, il segretario generale della Uil Toscana, Paolo Fantappiè.

In che modo chiedete di potenziare la sicurezza?

"Per quanto riguarda la prevenzione, servono più ore obbligatorie di formazione, da aggiungere a quelle già previste oggi, finanziate dallo Stato e dalle istituzioni locali, oltre che inserite nei contratti collettivi nazionali".

E sul fronte dei controlli?

"Sicuramente occorrono molte più ispezioni durante i lavori rispetto a quelle attuali, che riguardano circa l’8% delle aziende. Un aspetto importante soprattutto considerando che nel 90% dei casi, oggi, le verifiche portano a sanzioni. Chiediamo anche che le ispezioni siano fatte da gruppi di intervento composti dai vari organi di vigilanza, tra cui Asl, Ispettorato del lavoro, Inps e forze dell’ordine".

In caso di irregolarità, ritenete che i provvedimenti siano sufficienti?

"Come abbiamo gridato alla manifestazione, crediamo che le imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza e hanno incidenti sul lavoro debbano fermarsi. Proponiamo l’introduzione di una patente a punti, esattamente come quella di guida: quando si commette un’infrazione vengono tolti dei punti e, una volta finiti, deve essere impedita la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche e private. Infine, dobbiamo pensare ad altre misure deterrenti e repressive: istituire una Procura speciale per gli incidenti sul lavoro e il reato di omicidio sul lavoro". Quanto successo a ha riacceso l’attenzione sul subappalto. cose ne pensate?

"Un tempo il subappalto era limitato a opere accessorie e l’appaltatore faceva la quasi totalità dell’opera: oggi è il contrario. Crediamo che la moltiplicazione dei subappalti ‘a cascata’ nei cantieri aumenti in modo esponenziale i rischi. La presenza di tante aziende diverse ed eterogenee rende più difficili non solo i controlli, ma anche la messa in atto delle misure di sicurezza".

Si sta parlando molto anche dell’uso di ‘lavoratori distaccati’. secondo voi è un ulteriore elemento di rischio?

"Si tratta di un istituto previsto in tutti i settori, ma contribuisce a creare quell’eterogeneità di situazioni che, in un cantiere, aumenta le criticità. Per chi non conoscesse la materia, il ‘distacco’ è la possibilità, riconosciuta a ogni azienda, di farsi ‘prestare’ dei lavoratori da un’altra per un breve periodo, magari perché ha temporaneamente bisogno di più manodopera o di alcune competenze specifiche. Il lavoratore resta dipendente dell’impresa alla quale già appartiene e da questa riceve lo stipendio, mentre la nuova azienda che lo utilizza paga la società che lo ha distaccato tramite regolare fattura. Il distacco è previsto nel contratto nazionale edile ma, ripeto, non agevola la chiarezza in luoghi di lavoro già complessi, come i cantieri. Si tratta di formule che andrebbero limitate per favorire una maggiore trasparenza".

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