REDAZIONE FIRENZE

La Macelleria tira giù la serranda: "Grazie a tutti per la vicinanza"

Mercatale: la famiglia Agresti si ritira per accudire i genitori e per la mancanza di ricambio generazionale

La famiglia Agresti ha rappresentato un punto di riferimento a Mercatale con la Macelleria nella quale tutto si conoscevano

La famiglia Agresti ha rappresentato un punto di riferimento a Mercatale con la Macelleria nella quale tutto si conoscevano

Chiude definitivamente il bandone la Macelleria Agresti di Mercatale, nel Comune di San Casciano. La scelta è legata al ciclo della vita e alla mancanza di ricambio generazionale. Marco Agresti che fino a venerdì ha guidato la macelleria ricevuta in eredità dal babbo Franco, insieme alla moglie Mascia Piazzini, ha scelto di ritirarsi anche per accudire ai genitori. Così lo storico negozio di via Sonnino 56, a Mercatale, inaugurato il 1 aprile 1964 non ha trovato continuità dopo che per 60 anni ha rappresentato un punto di riferimento per il paese grazie a Franco, appunto, alla moglie Marisa e al fratello di Franco, Angiolino, prima e ai figli poi. Per Marco (59 anni), con oltre 42 anni di lavoro alle spalle, la macelleria ha rappresentato casa. "Ho sempre fatto questo lavoro, sono cresciuto in macelleria, dopo aver frequentato la scuola media Ippolito Nievo mi sono catapultato in negozio e qui ho imparato il mestiere seguendo l’esempio del mio babbo".

Ecco perché quella saracinesca chiusa lascia un segno di sconforto nella frazione. "Il rapporto di amicizia con la comunità è ciò che ci ha contraddistinto - continua Agresti -. Nei negozi dei piccoli centri urbani, come il nostro, il commercio è una pratica di vero e autentico vicinato, e le persone lo hanno riconosciuto. Tanti i concittadini che ci sono venuti a salutare, commossi loro e commossi noi, ci hanno portato regali, bottiglie di vino, persino marmellate fatte in casa. L’abbraccio della nostra comunità lo abbiamo sentito e per questo ringraziamo tutte e tutti coloro che ci sono venuti a trovare". La macelleria ha avuto, come accade nei negozi di prossimità, un valore sociale e di contatto umano "Da noi ci si scambiavano ricette, conoscevamo e conosciamo le persone, abbiamo coltivato sempre il rapporto umano alla base di ogni forma di benessere economico, sociale e culturale", concludono Marco e Mascia. Ecco perché la consigliera comunale Giulia Belloni sottolinea come "la bottega è stata casa per tutta la comunità". E anche il sindaco Roberto Ciappi spiega che "teniamo moltissimo alle piccole realtà economiche delle frazioni perché rappresentano fulcri identitari del Chianti e per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri da alcuni anni abbiamo attivato contributi e incentivi per chi apre nuove attività". Anche quest’anno San Casciano ha messo a disposizione 36mila euro grazie ai quali hanno aperto tre nuove attività.

Andrea Settefonti