La grande bruttezza a Firenze: abusivi, mangifici e souvenir osceni

Un turismo di massa ormai fuori controllo in un centro storico fragile Sinergia tra politica, associazioni e imprese per la tutela della città.

di Emanuele Baldi

"Quando è tornata a essere bellissima Firenze? Durante il lockdown. Perché era deserta". Una frase dura e ruvida, volutamente impopolare, che forse il pudore ci ha impedito di accogliere con assenso pieno, ma che inevitabilmente ha avuto il merito di scaraventare sul tavolo del dibattito una verità cruda.

L’overtourism (brutta parola, insomma la città piena zeppa di gente) si porta dietro tutta una serie di scorie – souvenir osceni come la Monna Lisa con gli occhi strabuzzati da una canna stampata sulle magliette, tappeti di stampe dei venditori abusivi, mutande con i genitali del David, bagarini fuori dai musei, bistecche in promozione su enormi lavagne – che offuscano la grande bellezza della città rendendola una casbah cervellotica e strappandole via il fascino.

Abbiamo discusso a lungo della questione in questi giorni e ieri mattina alle 7 – in una piazza Signoria simbolicamente deserta – ci siamo riuniti con i principali attori del mondo politico, dell’associazionismo e del settore ricettivo della città per cercare insieme un punto di contatto: come conciliare le legittime esigenze delle imprese turistiche e commerciali con il decoro estetico e la vivibilità di Firenze?

Un confronto franco aperto dalla riflessione schietta della direttrice della Galleria dell’Accademia, Cecilie Hollberg: "La città è precipitata. E’ tutto un mangia e fuggi. Firenze viene mandata a far soldi ma una meretrice non torna indietro vergine".

Con Palazzo Vecchio che spinge nella direzione di un recupero graduale della qualità estetica e di un rilancio del turismo slow, le associazioni di categoria hanno partecipato alla tavola rotonda mettendo al centro del dibattito da un lato la necessità riportare in auge l’artigianato locale e dall’altro di ’spalmare’ il turismo fisicamente e temporalmente perché "va governato e non subìto" – come sottolinea Aldo Cursano, presidente Confcommercio Toscana che dice: "Quando vediamo che i servizi non riescono a soddisfare le aspettative perché ci sono code anche nei bar, vuol dire che la capienza massima è stata raggiunta. La città deve essere per molti ma non per tutti". Dal canto suo il presidente Confesercenti Claudio Bianchi insiste "sull’importanza della delocalizzazione e della destagionalizzazione, leve strategiche in grado di gestire i flussi".

Per il presidente di Confartigianato Alessandro Sorani invece la ricetta giusta è quella di "valorizzare gli artigiani per migliorare l’accoglienza". Al tavolo Luigi Salvadori, presidente della Fondazione Cr Firenze: "Fare qualcosa per Firenze è nelle nostre corde". E sul turismo cafone chiama in causa il Comune: "Chi sporca va multato. Sono drastico, sennò è inutile". L’altro tema è il Pnrr che ’stravolgerà’ la città: "Vorrei una mappa per capire cosa, oltre alle infrastrutture, si può fare. Lupi di Toscana, lo spazio vicino all’aeroporto, le case sfitte". Tra le proposte per arginare il fenomeno dell’arrivo di “tutti-e tutti insieme“ qualcuno aveva parlato anche di inserire a Firenze il turismo a ’numero chiuso’, proposta bocciata dal presidente Federalberghi Francesco Bechi: "Siamo contrari – dice – ma propensi a un’accurata programmazione". Voce anche al mondo dell’extralaberghiero con il responsabile Airca Giovanni Gandolfo che sottolinea come "il turismo è una risorsa per il Comune che si ritroverà un tesoretto di 50 milioni derivante dall’imposta di soggiorno di cui beneficeranno anche i residenti".

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