La città che legge ancora. Librerie, piccole ma grandi: "Resistiamo e streghiamo"

Tra bar e locali notturni sono tanti i giovani imprenditori che restano in piedi. Dall’Ornitorinco a Malaparte, ecco i luoghi dove le pagine fanno innamorare.

La città che legge ancora. Librerie, piccole ma grandi: "Resistiamo e streghiamo"

Tra bar e locali notturni sono tanti i giovani imprenditori che restano in piedi. Dall’Ornitorinco a Malaparte, ecco i luoghi dove le pagine fanno innamorare.

Nei vicoli di una Firenze frenetica e caotica, una cortina di malinconia ha avvolto buona parte della città. Gli sguardi di molti cittadini non mentono: qualcosa è cambiato, e non in positivo. In un mondo sempre più connesso, la sensazione è di sentirsi più divisi che mai. Che fine hanno fatto i piccoli luoghi di aggregazione? Dov’è finito il buon vecchio confronto e dialogo costruttivo? Non è un caso se negli ultimi due anni alcuni quartieri fiorentini abbiano visto una rinascita delle piccole librerie indipendenti, un miraggio nella schiera di bar ed esercizi commerciali che affollano il centro.

Seppur timidamente, in molti hanno cominciato ad affacciarsi all’interno, prima per dare un’occhiata, poi per chiedere un consiglio di lettura, fino a diventare tappa fissa nella vita di molti. Alice, Malaparte e l’Ornitorinco sono tre fra queste librerie che, in una linea immaginaria da viale Lavagnini passando per Sant’Ambrogio fino a San Frediano, hanno ridato vita ai quartieri. Le piccole comunità locali, cresciute nei mesi, hanno ritrovato autenticità, vedendo "la libreria come luogo d’incontro in cui si possa stare tra parole e confrontarsi" afferma Lilith, che con il suo Ornitorinco ha creato un caffè-libreria in cui fare e diffondere cultura attraverso incontri a tema, fino al gruppo di lettura, sempre più frequentato, composto da grandi e piccoli lettori.

"Sono stata ben accolta dal quartiere e dalla città, in molti sanno di poter venire a qualsiasi ora del giorno e trovare qualcuno con cui scambiare due chiacchiere". Sebbene il taglio della libreria richiami molti giovani, ciò non toglie che anche i più grandi divengano appassionati frequentatori, al punto che "alla fine sono proprio loro i più fedeli, tanto da venire almeno una volta al giorno". Da luogo di appartenenza a qualcosa di più. Il rapporto libraio-lettore viene sovvertito, ognuno è portatore di un’esperienza che può arricchire l’altro, dove pareri e consigli sono i veri protagonisti. Filippo (nella foto) sposa quest’idea, e insieme alla compagna Chiara spinge a presentare Malaparte come luogo di ‘giocosità sperimentale’: "Non ci sono libri buoni o cattivi, il segreto è alimentare il fuoco della curiosità. Siamo circondati da storie e non c’è niente di meglio che immergersi in questi mondi vicini e lontani".

Qua il punto centrale della questione: come coinvolgere la gioventù alle varie forme di lettura? Tutto passa proprio dagli adulti, esempi continui agli occhi dei più piccoli: "Non possiamo fregarli – continua Filippo -, se stiamo lontani dalla lettura, dal cinema, dal teatro, come possiamo guardare i nostri figli e dire quale dei loro interessi sia migliore o peggiore?". Lasciare da parte le imposizioni forzate diventa l’unica strada per divenire interlocutori credibili. Caterina lo sa e con il suo Alice tenta di abbattere il ’terrore da scuola’, coinvolgendo i ragazzi nel sentirsi liberi di leggere.

"Questa libertà spinge a cercare, farsi delle domande, esplorare nuovi campi. Questo spazio nasce per mettere a proprio agio il lettore attraverso una vasta gamma di scelte differenti". Caterina lo definisce un “polmoncino” dove respirare e trovare ispirazione, la stessa che in questi mesi sembra aver ridato fiato a molti fiorentini in apnea da tempo.

Mattia Lupini

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