Due dei medici cinesi davanti all’ospedale di Careggi (New Press Photo)
Due dei medici cinesi davanti all’ospedale di Careggi (New Press Photo)

Firenze, 27 marzo 2020 - Stanno per cominciare la prima riunione in videoconferenza con i colleghi toscani, i medici cinesi. Dall’aula magna di Careggi. Noi parliamo con Lv Fan, vicedirettore del centro nazionale cinese di Prevenzione e controllo delle malattie infettive.

Quando vi siete resi conto che il virus era una seria minaccia per la popolazione e per la tenuta del sistema sanitario?
"Gradualmente . Dal primo caso registrato a dicembre 2019, il nostro dipartimento si è messo in moto. Il 7 gennaio è stato fatto il sequenziamento del genoma e abbiamo chiamato questo virus nuova polmonite da coronavirus. Da quel momento ci siamo resi conto che il virus era ed è molto contagioso e che rappresenta una forte minaccia per la popolazione. Il 20 gennaio abbiamo condiviso le nostre informazioni pubblicamente, tramite il comitato sanitario nazionale. Il 23 gennaio è stata disposta la chiusura della città di Wuhan".

Avete capito perché i bambini sembrano sviluppare forme più lievi di malattia?
"In realtà il virus colpisce tutti: neonati, bambini, anziani. Crediamo che i bambini siano più protetti perché incontrano meno persone, quindi hanno minori possibilità di contagio".

Se avete osservato i dati italiani vi sarete accorti che qui la letalità sembra essere molto maggiore rispetto alla Cina: perché?
"Credo che ci siano tre motivi. Il primo fattore è che la popolazione italiana è più anziana rispetto a quella cinese. Un altro fatto rilevante è la prevenzione: in Cina abbiamo applicato misure restrittive più rigorose rispetto all’Italia. Chiunque avesse sintomi simil influenzali è stato rigidamente controllato, anche restando a casa. Al terzo posto anche le strategie di trattamento: non essendoci ancora farmaci specifici noi abbiamo usato una combinazione di medicinali occidentali con la medicina tradizionale cinese. Una strategia terapeutica sempre condivisa a livello nazionale. Presenteremo oggi il nostro protocollo terapeutico sperimentato in tutte le diverse fasi della malattia con diversa intensità di trattamento".

Nella vostra esperienza qual è stato il tempo massimo dell’incubazione del virus?
"In media 5-6 giorni. Al massimo, secondo l’indagine epidemiologica nazionale, salvo rarissimi casi in cui è stata più lunga".

Le persone positive che non hanno sintomi sono contagiose?
"Sì, abbiamo rilevato che anche chi non ha sintomi, a due giorni dalla positività registrata, può contagiare i contatti molto stretti".

Il virus non contagia solo per via aerea, ma anche per contatto con superfici infette? Quali precauzioni utilizzare?
"Il virus non si trasmette solo per aerosol ma resta anche sulle superfici: per questo oltre alle mascherine è di fondamentale importanza l’igiene delle mani. E’ bene usare i guanti. Togliersi le scarpe in casa. Noi per disinfettarle usiamo dei materassini imbevuti con uno spray che pestiamo prima di entrare nelle abitazioni. Ne utilizziamo anche di molto grandi nei parcheggi per disinfettare gli pneumatici. Oltre a nebulizzare le soluzioni disinfettanti sulle nostre strade spessissimo".

Qui addirittura c’è chi abbandona i cani per timore dei contagi: avete mai rilevato casi di trasmissione?
"Sinceramente mai. Posso dare il suggerimento di mettergli la mascherina o la museruola perché non lecchino cose da terra e di fargli indossare scarpine o pulirgli le zampe prima di entrare in casa".

In Italia si devono fare più tamponi? Il kit sierologico funziona?
"Fare più tamponi anche ai casi sospetti è la strada giusta. L’unica maniera per fare diagnosi certa. Il kit è ausiliario al tampone, non il metodo principale".