
Il viaggio nei seggi. La generazione Z delusa dalla politica: "Non sapevo chi votare"
"Fino all’ultimo momento non avevo le idee chiare su chi votare, noi giovani crediamo sempre meno nella politica e questo ci porta a essere disorientati".
Chiara ha 25 anni, è venuta al seggio della Giotto con mamma Anna, che di anni ne ha 62. Ma l’orientamento politico in casa è diverso. "Abbiamo opinioni differenti, penso dipenda dal salto generazionale – spiega Chiara –. Noi ragazzi abbiamo esigenze diverse, speriamo in un cambiamento radicale, in una svolta che ci coinvolga e della quale essere partecipi".
Cambiamento è la parola che risuona tra gli elettori della generazione Z: sembrano i più desiderosi di costruire una società più inclusiva, adatta a loro, ma allo stesso tempo covano sfiducia verso una classe politica che non incarna minimamente il loro spirito.
"Il 90 per cento dei miei amici non è venuto a votare – racconta ancora Chiara – non lo ritengono importante per il loro futuro, non conoscono i programmi elettorali e soprattutto non hanno voglia di informarsi".
E infatti i ragazzi sono spaesati ai seggi: camminano per i corridoi osservando i cartelloni elettorali, cercano la loro sezione, cercano di orientarsi tra i simboli dei partiti. Gli attimi prima di entrare in cabina sono quelli decisivi, quasi come se all’ultimo istante dovessero scegliere testa o croce con una monetina.
Alla Elementare Balducci di Sesto Fiorentino, Teresa, 20 anni, è venuta a votare da sola. "Cerco di informarmi, leggo i giornali – spiega –, e soprattutto vengo a votare, lo considero necessario, ora più che mai". Parole che sembrano arrivare dal passato quando il diritto al voto era un traguardo per le donne e non solo. "Quando i coetanei mi dicono di essere disinteressati alle elezioni ripenso ai racconti di mia nonna: lei si che avrebbe voluto andare al seggio e invece non poteva, e nemmeno credeva che un giorno ci sarebbe stato il suffragio universale. Ecco perché nel cambiamento ci dobbiamo credere anche noi".
Ma alle urne i primi in fila restano gli anziani. Passo lento ma ben più convinto, spinti da una maggiore consapevolezza, anche se toccati dal forte dispiacere. "È cambiato tutto rispetto al passato, quando andavo a votare e i miei genitori mi spiegavano l’importanza del gesto", tuona con amarezza Giorgio, 90 anni, che non si è mai perso un’elezione. Sempre allo stesso seggio: la Rogari di Scandicci. Sempre lo stesso orientamento politico. "Voto lo stesso partito da quando avevo 18 anni – aggiunge –, ho combattuto per questo Paese e non ho intenzione di fermarmi ora che sono vecchio. Voglio che i miei figli e i miei nipoti possano vivere in un posto migliore di quello di adesso, e il mio voto serve a questo".
La tradizione gioca un ruolo importante nella scelta di Giorgio: impegno civico e senso di responsabilità sono i valori che vorrebbe trasmettere ai suoi nipoti, così come suo nonno ha fatto con lui. "I ragazzi di oggi pensano a divertirsi e non si rendono conto che il mondo è mutato – conclude – . Il futuro è nelle loro mani. Noi nonni non siamo eterni, per quanto lo vorremmo, dunque sta ai giovani investire su loro stessi e battersi per ciò in cui credono".