Il Mugello ’balla’ ancora. Un’altra notte di paura. Tanti in fuga per strada: "Troppo vulnerabili"

Marco Morelli, direttore dell’Istituto geofisico toscano, lancia l’allarme "Il nostro patrimonio edilizio risente in modo eccessivo di queste scosse. Dobbiamo intervenire e mettere in sicurezza quanti più edifici possibile". .

Il Mugello ’balla’ ancora. Un’altra notte di paura. Tanti in fuga per strada: "Troppo vulnerabili"

Il Mugello ’balla’ ancora. Un’altra notte di paura. Tanti in fuga per strada: "Troppo vulnerabili"

di Davide Costa

I fenomeni che si sono verificati nelle scorse ore in Mugello sono la conseguenza del movimento delle due placche adriatica ed europea (area tirrenica), che si scontrano portando a eventi sismici legati alla compressione delle placche, all’accumulo e successivamente al rilascio di energia. A spiegare cosa sta succedendo in Mugello è Marco Morelli, direttore dell’Istituto geofisico toscano, che gestisce la rete sismica nel centro-nord della Toscana integrata con quella nazionale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Tanta paura ma pochi danni, Morelli…

"Sì, per fortuna lo sciame si sta sviluppando in una zona nella quale negli ultimi decenni non si sono registrati terremoti fortissimi, a eccezione di quello del dicembre 2019, quando si registrarono danni ma non crolli".

E adesso?

"Anche in quel caso si è registrato uno sciame culminato con una scossa più forte. Ma questi terremoti non sono paragonabili a quelli che nei secoli hanno interessato il Mugello nelle zone di Scarperia e Borgo San Lorenzo, provocando tantissime vittime nonostante la scarsa urbanizzazione di allora".

Non solo Mugello: la Toscana e l’Umbria sono per definizione regioni a rischio sismico.

"Esatto. Sciami di questa portata periodicamente vengono registrati anche in Lunigiana e Val Tiberina. Senza dimenticare i monti del Chianti. Se guardiamo all’Umbria, invece, ci rendiamo conto che la regione è stata colpita da terremoti devastanti con maggiore frequenza".

Perché?

"Perché il fronte dell’Appennino centro-meridionale è più attivo di quello dell’Appennino settentrionale".

Quanto ci dobbiamo spaventare di questi fenomeni?

"Meno di quanto facciamo. I terremoti che si sviluppano in queste zone sono decine di migliaia di volte più ‘blandi’ di quelli che, ad esempio, si registrano in Giappone. Il problema, semmai, è un altro".

Quale, direttore?

"Che il nostro patrimonio edilizio, costruito per larga parte prima delle leggi sismiche più recenti, risente più di quanto dovrebbe di queste scosse. Anche escludendo gli edifici storici, abbiamo un patrimonio abitativo troppo vulnerabile: servono interventi in grado di mettere e in sicurezza più edifici possibili. Se guardiamo alle nostre città ci rendiamo facilmente conto che esistono interi quartieri costruiti tra gli anni Cinquanta e Settanta che sono stati realizzati con una modalità costruttiva che di antisismico ha ben poco. Eppure, le prime leggi antisismiche con norme tecniche risalgono all’epoca borbonica".

Ha detto che ci spaventiamo troppo per i terremoti: ci dica allora sopra quale magnitudo dobbiamo iniziare a preoccuparci…

"In Toscana e Umbria sopra una magnitudo di 4,5 i terremoti sono in grado di determinare danni importanti: dalle crepe negli edifici al crollo di cornicioni, fino ad arrivare al collasso degli edifici. Ma se vivessimo, ad esempio, in Giappone, dovremmo rivedere la nostra sensibilità: fino a 5,5 o 6 di magnitudo i terremoti non determinano danni significativi".

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