I presidi fiorentini fanno scudo : "Dal governo idea anacronistica. Servirebbe il triplo delle classi"

La dirigente Cantarella: "Nella nostra scuola il 30% degli alunni è italiano, il rapporto è già ribaltato". Al Beato Angelico e al Sassetti Peruzzi la media è già oltre il ’tetto’ del ministro: "Qui già corsi di italiano".

I presidi fiorentini fanno scudo : "Dal governo idea anacronistica. Servirebbe il triplo delle classi"

I presidi fiorentini fanno scudo : "Dal governo idea anacronistica. Servirebbe il triplo delle classi"

"Non vogliamo certo polemizzare. Ma, semplicemente, diciamo che ci sembra che il ministro Valditara parli di una realtà inesistente. Se consideriamo le percentuali di stranieri nelle classi da lui auspicate, noi possiamo anche chiudere…". Sono increduli i dirigenti scolastici fiorentini. A livello cittadino, la presenza di stranieri supera il 20%. Ma chiaramente il discorso cambia da zona a zona. E anche dal tipo di scuola. Ad esempio, all’infanzia i piccini stranieri sono sempre più maggioranza, in modo particolare nei quartieri 5 e 1. Al comprensivo Vespucci, a Peretola, gli alunni fiorentini sono il 30%. Dunque un rapporto completamente ribaltato, se guardiamo alla disposizione sulla composizione delle classi che fisserebbe il rapporto massimo consigliato al 30% di studenti non madrelingua.

"O dal ministero mi danno il triplo delle classi oppure chiudo - allarga le braccia la dirigente del Vespucci, Francesca Cantarella -. La nostra è una realtà multietnica da molto tempo e la scuola funziona. Anzi, per noi tutto questo rappresenta un arricchimento". Certo, il lavoro non è per nulla semplice, dato che durante tutto il corso dell’anno scolastico arrivano bambini che non conoscono la lingua. Il Vespucci, come tutte le scuole a forte immigrazione, ha predisposto un protocollo di accoglienza, con un team di docenti che fanno i piani personalizzati e valutano anche quale è la migliore classe per accogliere quel determinato nuovo alunno. Ancora, per tutto il Comune di Firenze svolge un ruolo fondamentale il centro Gandhi, impegnato nell’alfabetizzazione, anche nelle ore curriculari, là dove lo studente non conosca l’italiano.

"In 2-3 mesi mediamente il bambino inizia a capire la nostra lingua" prosegue la preside. Al comprensivo Beato Angelico, a Novoli, gli stranieri sono più del 30%. Ce ne sono di più all’infanzia e alla primaria, per poi diminuire alla secondaria di primo grado. Da sempre simbolo di inclusione è l’istituto Sassetti-Peruzzi. "Abbiamo una presenza di stranieri intorno al 50% - osserva il dirigente, Osvaldo Di Cuffa -. Noi facciamo corsi di italiano e abbiamo docenti con una formazione specifica. Ci aiuta molto il progetto delle classi aperte per lavorare contemporaneamente su più livelli, aiutando chi ha più difficoltà senza penalizzare chi invece ha risultati migliori. Io ho una settantina di nazionalità diverse che convivono positivamente". "Il mondo è globalizzato e certi discorsi appaiono anacronistici - osserva Chiara Meriggi, docente alla primaria a Sesto, al comprensivo 3 -. In aula ho il 20-25% di alunni stranieri. E nella mia quasi trentennale carriera ho avuto proprio delle eccellenze tra questi ragazzini, per i quali la scuola è simbolo di riscatto".

Elettra Gullè

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