Gli ex studenti a tavola dopo 70 anni: "Noi, ragazzi d’Oltrarno per sempre"

Dai banchi della scuola Torrigiani di via della Chiesa alla pizzeria. "La città di allora? Un altro mondo"

Gli ex studenti a tavola dopo 70 anni: "Noi, ragazzi d’Oltrarno per sempre"

I ragazzi della scuola Torrigiani di via della Chiesa in una foto in bianco e nero e, qui a fianco, la sera del grande ritrovo in pizzeria. Il loro sogno è organizzarne presto una nuova con figli e nipoti

Sono passati 70 anni – ma sembra ieri – da quando i ragazzi della scuola Torrigiani di via della Chiesa in Oltrarno erano seduti uno accanto all’altro in classe. Proprio loro, a cui è stato dedicato anche un libro di Sara Lombardini, ’I ragazzi di Boboli’, si sono ritrovati in pizzeria al Campo di Marte. Proprio loro sono i figli di quelle famiglie che, negli anni del secondo dopoguerra, vissero dentro Palazzo Pitti. "Ora è cambiato tanto" racconta Carlo Alberto Donatini, uno dei ragazzi della Torrigiani.

I ricordi sono tanti dalla Corte dei Pitti, o meglio la portineria, luogo di ritrovo ai tempi esclusivamente maschile da dove passavano tutte le notizie, vere o false che fossero, al giardino di Boboli, frequentato dalle mamme che portavano i figli sia a piedi che in carrozzina e dagli innamorati per il primo appuntamento. "Tanti amori tra i nostri compagni di scuola sono nati proprio lì" racconta Nicola Russo, la memoria storica del gruppo, che è cresciuto dentro Palazzo Pitti. "Ci conoscevamo tutti, spesso i nostri amici di classe che vivevano fuori venivano a trovarci e andavamo tutti insieme a giocare a Boboli" stringe le spalle Nicola. Lui, con Carlo Alberto, Roberto, Giacomo, Umberto ’il Banchiere’, Umberto, Giangualtiero ma anche Maria Grazia, Francesca, Giancarlo, Marco, Paolo ’il Merenda’ e Paolo ’il Gebo’, hanno rispolverato tanti aneddoti.

"Quando facevamo le elementari, c’erano scuole diverse per maschi e femmine po alle medie erano miste ma eravamo in file diverse per tenerci separati" sorride Nicola. Che aggiunge: "Quasi tutti gli uomini del ’47 hanno poi sposato le donne del ’48. Eravamo una bella banda". Carlo torna indietro nel tempo: "Ricordo quando giocavamo a guardie e ladri o nascondino dentro Boboli, al gioco della bottiglia o quando lasciavamo il bigliettino alla ragazza che ci piaceva". Il pensiero va anche agli amici che non ci sono più come Rino e Paolo. Oggi i Ragazzi di Boboli vivono in una città che, per certi, versi ha perso la sua identità.

"L’Oltrarno era pieno di artigiani, c’erano falegnami, restauratori, giocattolai. Alcuni resistono - dicono - tanti hanno chiuso". Nessuna nostalgia però, dice Nicola: "Guardiamo solo la città con gli occhi di chi ha qualche ruga in più". I ragazzi di Boboli si sono salutati con una promessa: "Vogliamo cercare i compagni che mancano all’appello, anche grazie ai social, e darci appuntamento l’anno prossimo magari anche con figli e nipoti, perché i ricordi non possono andare persi".

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