Firenze, 28 ottobre 2020 - A Firenze, in piazza Duomo, al grido virtuale di #siamoaterra, oltre 500 imprenditori e dipendenti del mondo della ristorazione, si sono ritrovati per protestare contro il nuovo decreto.

Ci sono chef, camerieri, gestori, steward, artisti, si sono seduti a terra, perché a terra è il settore, e hanno apparecchiato 16 tovaglie. E' l'iniziativa organizzata da Fipe Confcommercio e appoggiata da Silb Confcommercio alla quale hanno partecipato anche il presidente della Regione Eugenio Giani, il sindaco Dario Nardella e l'assessore alle attività produttive Federico Gianassi. "Ci sono alcune cose che devono essere fatte tutte subito: gli indennizzi di agosto garantiti ancora non sono arrivati, devono arrivare subito, e così anche gli altri ristori. Con i sindaci noi porteremo le vostre posizioni a tutte le autorità governative e regionali", sottolinea il sindaco Dario Nardella ringraziando i partecipanti al sit-in per "la compostezza e la civiltà" della loro protesta.

Il presidente della Regione Giani prima si siede anche lui sui cuscini messi per terra poi prende il megafono e ribadisce le parole pronunciate ieri: "Servono giorni, almeno una decina per capire se la curva calerà. Se sarà così verificheremo la possibilità di allungare gli orari di apertura"

"Quest'ultimo Dpcm - non usa giri di parole Aldo Cursano, presidente Confcommercio Firenze - ha decretato la nostra morte: in una regione come la Toscana, la prima a eliminare la pena di morte, oggi noi chiediamo che ci venga restituita la vita con qualche provvedimento che il decreto prevede a livello regionale. Non possiamo assistere da testimoni impotenti mentre le nostre imprese, le nostre vite, le nostre storie, i nostri sacrifici rischiano di essere buttate alle ortiche. Difenderemo il nostro lavoro in un modo deciso, corretto, con tutte le figure professionali che lavorano nel nostro settore: e lo faremo consapevoli che i nostri loghi sono luoghi sani, sicuri, e lo abbiamo dimostrato durante tutta l'estate". Silb Confcommercio, il sindacato dei locali da ballo, è scesa in piazza con gli abiti da clown: “Il Governo - sintetizza Alessia Vanni che da anni lavora nel mondo della notte - ci ha dato di pagliacci, non non siamo clown. Noi lavoriamo fino a tardi tardi, facciamo sacrifici e regaliamo gioia. Questo non vuol dire essere clown. Non devono esistere né lavoratori di serie A e né di serie B”