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Federico Caruso: l’arte che affiora "Creare, cosa semplice e potente"

Arnaldo Tamburini abitava quel che è oggi il suo atelier. Pitture in un calediscopio:. rendere stupore le privazioni

Pubblicato il 16 gennaio 2021
"Arte e viaggio, estetica e spostamenti, emozioni e geografie: i miei sentimenti e i luoghi hanno da sempre avuto un rapporto indissolubile e intrinsecamente legato: e questo raffiguro". Federico Caruso (www.federicocaruso.it), creativo, pittore e storico assistente del Maestro Franco Zeffirelli che lo ha seguito da New York a Tokyo per lavorare ai suoi spettacoli, ha deciso di...

"Arte e viaggio, estetica e spostamenti, emozioni e geografie: i miei sentimenti e i luoghi hanno da sempre avuto un rapporto indissolubile e intrinsecamente legato: e questo raffiguro". Federico Caruso (www.federicocaruso.it), creativo, pittore e storico assistente del Maestro Franco Zeffirelli che lo ha seguito da New York a Tokyo per lavorare ai suoi spettacoli, ha deciso di fermarsi a Firenze. In piazzale Donatello nell’antico atelier abitato nell’Ottocento da un pittore come Arnaldo Tamburini a cui col suo lavoro rende quotidiano omaggio. Le sue grandi tele sono nelle nuance del violetto e le sue figure, che tentano di affiorare come in un caleidoscopio mai messo volutamente a fuoco, sono appese alle altissime pareti di quel rosso che richiama le visioni di Visconti. "Lavoro nel mio atelier e mi rattrista l’inevitabile mancanza di novità dei racconti personali verso il prossimo e viceversa – spiega Caruso –. Creare, in queste giornate scandite da un ritmo monotono, è cosa semplice e potentissima. Perchè c’è qualcosa che da sempre regge le sorti del mondo e regola gli equilibri dell’universo: la novità". Dice Caruso: "Dove non c’è viaggio non c’è scoperta e di conseguenza, dove non c’è scoperta non c’è stupore, quindi emozione, novità e, infine, racconto". Attraverso le sue opere Caruso illustra con delicatezza il vero problema nascosto delle privazioni a cui oggi, causa covid, siamo sottoposti. Con coraggio ha scelto nuove materie su cui e con cui dipingere. Colori a base di metallo e olii naturali per rappresentare la sua romantica vena creativa. "Decido contemplando nuove superfici su cui cimentarmi. Le mie tele debbono essere più grandi di quelle su cui ho, fino a questo istante, lavorato. Traggo ispirazione dal mio studio che evoca un passato e un tempo di riflessione abitato da altri". Un pittore utopico col potere di dare realtà ad una visione. "Sogniamo la bellezza? Allora cerchiamola", dice.

Titti Giuliani Foti

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