di Bruno Berti Passare da sede dell’Ospedale psichiatrico giudiziario a ospitare i capolavori degli Uffizi è un salto di qualità notevole per la pur importante, nonché bellissima, villa. La scelta, autorevolmente lanciata in un’intervista dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, trova naturalmente d’accordo il sindaco della città della ceramica, Paolo Masetti. Il più importante museo di Firenze, ad onor del vero, aveva già sperimentato alcune ‘uscite’, con il prestito di qualche opera a Comuni della provincia. Adesso però si fa sul serio. Per il direttore il problema è quello di poter far ammirare gli immensi tesori dell’istituzione che governa: i suoi depositi possono essere tranquillamente paragonati a veri e propri scrigni ricolmi di opere d’arte che possono arrivare a rivaleggiare con quelle esposte nelle sale dell’importantissima sede culturale. Tanto per dare un’idea, il direttore degli Uffizi punterebbe a sistemare nella villa medicea opere dell’epoca di Ferdinando I e Cosimo III de’ Medici. Si può dire, infatti,...

di Bruno Berti

Passare da sede dell’Ospedale psichiatrico giudiziario a ospitare i capolavori degli Uffizi è un salto di qualità notevole per la pur importante, nonché bellissima, villa. La scelta, autorevolmente lanciata in un’intervista dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, trova naturalmente d’accordo il sindaco della città della ceramica, Paolo Masetti. Il più importante museo di Firenze, ad onor del vero, aveva già sperimentato alcune ‘uscite’, con il prestito di qualche opera a Comuni della provincia. Adesso però si fa sul serio. Per il direttore il problema è quello di poter far ammirare gli immensi tesori dell’istituzione che governa: i suoi depositi possono essere tranquillamente paragonati a veri e propri scrigni ricolmi di opere d’arte che possono arrivare a rivaleggiare con quelle esposte nelle sale dell’importantissima sede culturale. Tanto per dare un’idea, il direttore degli Uffizi punterebbe a sistemare nella villa medicea opere dell’epoca di Ferdinando I e Cosimo III de’ Medici.

Si può dire, infatti, che Schmidt non vuole semplicemente fare spazio nelle metaforiche cantine, quanto avviare una reale e importante operazione culturale che ‘distende’ il museo su pezzi importanti della Toscana, rendendola ancora più appetibile per sua maestà il turismo, il nobile decaduto per eccellenza dell’economia del nostro paese in tempi di Covid. Schmidt guarda infatti ai prossimi anni (speriamo mesi), quando il virus sarà battuto, e i flussi turistici ritorneranno ai fasti dell’anno scorso, ad esempio. Con l’operazione è come si si fornisse un’opportunità nuova a chi ci viene a visitare, con un occhio di riguardo al territorio complessivo e non solo al capoluogo di regione che rischierebbe di finire seppellito dai turisti con la ripresa del settore.

Tra l’altro, un gigantesco museo adagiato sulle incomparabili terre toscane (la proposta del direttore riguarda anche altri comuni) darebbe un contributo importante nel favorire soggiorni più lunghi, che sono quelli che, oltre ad essere oggettivamente interessanti dal punto di vista degli incassi, possono realmente dare ai visitatori un’idea vera della immense ricchezze culturali della terra in cui hanno scelto di venire.

"Il direttore Schmidt – dice il sindaco di Montrelupo, Paolo Masetti – ha visitato la villa dell’Ambrogiana a luglio, apprezzandone le potenzialità. Adesso, dopo il suo intervento, credo che si possa dar vita a un progetto, che però deve poter contare sulle risorse necessarie per un’iniziativa che per Montelupo può fare la differenza in tema di turismo. In argomento di soldi registro il giudizio positivo e l’intenzione del presidente della Regione, Eugenio Giani, di dare un aiuto concreto all’attuazione dell’idea lanciata da Schmidt. E’ chiaro che sarebbe opportuno un intervento anche da parte della Città Metropolitana di Firenze e naturalmente dello stato. Senza dimenticare che la novità delineata dal direttore tedesco è un cambio di logica nella gestione dei musei che può essere innovativo.

Per quanto riguarda il nostro comune, sottolineo anche che Montelupo ha una collocazione baricentrica, e soprattutto è facilmente raggiungibile con la superstrada e la ferrovia, tra le capitali del turismo toscano: Firenze, Pisa e Siena. Voglio inoltre ricordare, per aggiungere un ulteriore tocco di fascino, che la nostra villa medicea è l’unica con un approdo fluviale. Vale a dire che i padroni di casa, i Medici, arrivavano nel loro buen retiro in barca, quando l’Arno dal punto di vista della navigazione era in condizioni diverse da quelle attuali. "Si tratta – riprende Masetti – dell’edificio più grande tra le ville fatte costruire dai Medici, circa 60.000 metri quadrati di superficie complessiva. E’ anche una struttura che ha molto da raccontare in termini di manicomio criminale prima e di Opg dopo. La nostra città, non dimentichiamolo, è quella delle ceramiche che finivano sulle nobili tavole dei signori del Rinascimento italiano". E non solo, c’è da dire, visto che anni fa, nel corso di scavi archeologici all’Avana furono trovate ceramiche realizzate a Montelupo: segno che la globalizzazione, nel caso quella praticata dei mercanti, non è solo un’invenzione dell’economia di oggi. Masetti aggiunge poi che sulla villa dell’Ambrogiana c’è un protocollo d’intesa con il Demanio (la proprietà), la Regione, la Soprintendenza e naturalmente il Comune, che è il capofila. "L’obiettivo è quello di valorizzare la struttura".

La Villa Medicea, detta l’Ambrogiana, fa parte della rete di ville fattoria di proprietà dei Medici sparse su tutto il contado fiorentino. In origine, come tutte le altre ‘sorelle’, era un’azienda agricola, trasformata dai Medici da fattoria a villa con un edificio dotato di quattro torri angolari nella seconda metà del ’500. Nella trasformazione probabilmente ebbe un ruolo primario Bernardo Buontalenti. Successivamente furono aggiunti una chiesa e un convento, poi uniti alla villa con un ‘corridoio’ che consentiva al principe l’accesso diretto. All’inizio dell’800 nelle scuderie fu ospitato un penitenziario, cosa che consigliò ai proprietari, i Lorena, l’abbandono della villa come residenza. Nel 1850 divenne un manicomio, che poi accolse i pazzi criminali.