Piccioni
Piccioni

Firenze, 17 febbraio 2019 - C'è chi mette trappole e veleni per ucciderli e chi, al contrario, dà loro da mangiare e li porta persino dal veterinario. I piccioni continuano a dividere l’opinione pubblica e sono, anche a livello giuridico, un bel grattacapo. Da una parte la legge 968 del 1972 li proteggerebbe, impedendone cattura, avvelenamento o uccisione. Dall’altra nel 1993 è stata sancita la non appartenenza del colombo urbano (alias piccione) alla fauna selvatica, il che permette a Province, Comuni e Asl di abbatterli o sterilizzarli per ragioni sanitarie e di tutela del patrimonio storico-artistico.

A dividere cittadini e istituzioni fra amore e odio non sono comunque solo i piccioni: un analogo destino spetta ai gabbiani, che negli ultimi anni si sono moltiplicati, e ancora alle nutrie, importate dall’America per ricavarne pellicce e ormai presenti in gran numero sugli argini, dove provocano danni. «Sono animali sinantropi, ovvero che, pur non essendo domestici, vivono a stretto contatto con l’uomo – spiega il veterinario livornese Saverio Meini, specializzato nella cura di animali insoliti –. Oltre ai piccioni, fanno parte del gruppo topi, ratti, nutrie e gabbiani reali. I più dannosi per la salute umana sono topi e ratti, le cui feci possono contaminare gli alimenti, portando malattie gravi come leptospirosi, salmonellosi o parassitosi. Meno pericolosi i piccioni che però, soprattutto in persone immunodepresse, possono causare coccidiosi, salmonellosi o clamidia. Verso questi animali ci sono atteggiamenti contrastanti: chi li combatte e chi li protegge.

Capita spesso che mi portino in clinica piccioni e gabbiani feriti, che poi gestisco in accordo con le autorità locali». Gli enti pubblici hanno usato i metodi più fantasiosi per allontanare i piccioni: dai falchi in carne e ossa alla trasmissione via megafono del loro verso, dalle punte metalliche sui davanzali a particolari profumi. «I piccioni però sono molto adattabili - continua Meini – e non tardano a capire l’inganno. Ancora più difficile è combattere topi e ratti. Hanno una dinamica sociale che li aiuta: per esempio mandano un ‘assaggiatore’ a provare il cibo e solo se questo sopravvive il resto del branco se ne nutre». Intanto la Lipu ha predisposto vademecum su come allontanare i volatili infestanti, evitando metodi cruenti. «Ogni Comune si muove in modo diverso – spiega Marco Dinetti, responsabile ecologia urbana della Lipu – ma con alcuni collaboriamo per censire gli animali e trovare soluzioni».

Lisa Ciardi