Cave, stop all’estrazione selvaggia: "Alle Apuane serve maggior tutela"

Le associazioni lanciano alcune proposte per un approccio produttivo più rispettoso di ambiente e lavoro

Cave, stop all’estrazione selvaggia: "Alle Apuane serve maggior tutela"
Cave, stop all’estrazione selvaggia: "Alle Apuane serve maggior tutela"

Un paesaggio unico al mondo, quello delle Alpi Apuane, che rischia di scomparire, così come un patrimonio di biodiversità ricchissimo in serio pericolo; e le acque, vera ricchezza del territorio, sempre più inquinate a causa del carbonato di calcio derivato dall’estrazione del marmo.

Lo hanno denunciato Legambiente Toscana, Arci Toscana e Cai Toscana, che ieri, nel corso di una conferenza alla sede regionale dell’Arci in piazza dei Ciompi a Firenze, hanno annunciato battaglia "all’estrattivismo".

Una pratica che le tre associazioni non esitano a definire predatoria, attorno cui si è calcato sul mito del marmo utilizzato per le opere d’arte più belle del mondo.

In realtà, spiega Giancarlo Tellini, presidente Cai Toscana "il protagonista assoluto non è l’ottimo marmo del comprensorio per le costruzioni, né tanto meno per l’arte (meno dell’1%) ma l’eccessiva produzione di detriti, prevalentemente carbonato di calcio, oltre l’80% del totale estratto. Va ridotta sensibilmente la distruzione della montagna per fare polvere. Con questo obiettivo la voracità delle imprese punta anche a riaprire cave da tempo dismesse".

Motivo per cui tra le richieste delle tre associazioni c’è la "ridefinizione dei contingenti escavabili in base alla sostenibilità dei suoi ecosistemi e alle capacità di lavorazione della filiera locale dei prodotti lapidei e non alle potenzialità derivanti dalla domanda dell’industria edilizia e delle esportazioni estere".

E ancora: "il superamento della generica definizione di filiera locale a favore di una descrizione che tenga conto soltanto delle produzioni artistiche e lapidee ad alta e buona occupazione, escluda altre produzioni destinate all’edilizia, alla chimica o ad altri settori industriali e non si riduca alla segagione in lastre".

Quella emersa nella conferenza, "è una posizione congiunta di tante associazioni, un movimento importante per la storia delle Alpi Apuane, del nostro territorio meraviglioso e unico al mondo".

"L’impatto va fortemente ridimensionato - ha aggiunto Tellini -. Il Pit Marson aveva trovato un equilibrio tra esigenze industriali e tutele ambientali, la politica ha smantellato tutto dando mano libera agli imprenditori".

"Basti pensare che il 52 per cento della biodiversità della regione è concentrato in questo parco - ha sottolineato Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana. Noi diciamo basta a un modello predatorio che abbiamo sussunto nella parola estrattivismo e pensiamo che si debba immaginare tutti insieme, come alleati con il mondo del lavoro, con le aziende, i produttori, i cittadini, le amministrazioni locali un nuovo modello di socioeconomico, di sviluppo locale, di occupazione durevole e buona", evidenziando poi come il marmo non sia una risorsa infinita e per sempre, a differenza del paesaggio.

"Bisogna cercare un equilibrio tra ambiente, distretto economico e comunità – ha aggiunto Simone Ferretti, presidente Arci Toscana –. Le comunità sono completamente chiuse fuori da quello che può essere il complesso dell’ecosistema. I modelli si fanno secondo percorsi di partecipazione dal basso, lo si fa con le tante associazioni e con le comunità. Questa conferenza vuole essere da una parte un allarme che viene lanciato e dall’altra la necessità di dire al governo del territorio attenzione dobbiamo fare qualche passo indietro, magari fermarci, ritornare a una dimensione più umana rispetto allo sfruttamento del territorio".

Carlo Casini

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