REDAZIONE FIRENZE

Campo largo sì o campo largo no?. Franceschini rimescola le carte. Giani: "Frammentarsi è un errore"

Secondo l’ex segretario dem è inutile cercare di formare una coalizione, meglio ognuno per sè. Nardella ammicca: "Alle Regionali non cambia nulla ma pensiamoci". Gli schleiniani: "Solite franceschinate".

Secondo l’ex segretario dem è inutile cercare di formare una coalizione, meglio ognuno per sè. Nardella ammicca: "Alle Regionali non cambia nulla ma pensiamoci". Gli schleiniani: "Solite franceschinate".

Secondo l’ex segretario dem è inutile cercare di formare una coalizione, meglio ognuno per sè. Nardella ammicca: "Alle Regionali non cambia nulla ma pensiamoci". Gli schleiniani: "Solite franceschinate".

di Francesco IngardiaFIRENZE

"Frammentarsi sarebbe un errore" l’avviso ai naviganti di Eugenio Giani. Eppure l’ex segretario Pd Dario Franceschini ha avuto un’epifania che sà di cortocircuito: "L’Ulivo non torna, la destra si batte marciando divisi". Dunque, cara Elly, testardamente unitari a chi? Dall’Esquilino il terremoto ha raggiunto il quartier generale del Pd fiorentino di via Forlanini. Da anni, il centrosinistra nazionale s’è incagliato all’opposizione sui contorni dell’alternativa al governo Meloni. Da mesi, quello toscano si avvita sul perimetro dell’alleanza con cui vincere le regionali. Mille trattati dopo di scienza politica sul campo santo, largo, larghissimo, progressista, onnicomprensivo di una flotta di partiti eterogenei e litigarelli tra loro, arriva Dario Franceschini, il sempiterno influentissimo capocorrente dem. E dal suo ufficio-officina romano sbiella, sbullona le convinzioni dei democratici. "Si dice spesso che la destra si batte uniti. Mi sono convinto che la battiamo marciando divisi - rivela l’ex ministro a Repubblica -. Inutile fingere che si possa fare un’operazione come fu quella dell’Ulivo. L’Ulivo non tornerà, da quella fusione è già nato il Pd. I partiti vadano al voto ognuno per conto suo, valorizzando le proprie proposte e l’aspetto proporzionale della legge elettorale", per poi convergere, contarsi e stringere accordi a bocce ferme.

Più realista del re, Franceschini. Pronto a rinunciare alla vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, dopo "aver provato ogni strada, segretari di ogni genere, il calmo e l’aggressivo, il comunista e il democristiano", e a strizzare ora l’occhio a una nuova ‘balena bianca’ centrista pur di "allargare l’offerta elettorale" anche ai moderati. Ma come si traduce tutto ciò in salsa toscana, con le regionali in vista? "Non vedo francamente un impatto negativo delle sue riflessioni sul lavoro in Toscana - stempera gli animi l’eurodeputato ed ex sindaco Dario Nardella, notoriamente vicino a Franceschini -. Su scala regionale le dinamiche son diverse: si vota col maggioritario per l’elezione diretta del presidente, mentre alle politiche è previsto un sistema che ha nella sua legge elettorale una componente proporzionale. La strada toscana quindi non può che passare da una costruzione di un programma che parta dalle idee sulle quali costruire alleanze e subito dopo la candidatura più giusta. Piuttosto, l’intervista apre a un dibattito politico nazionale su basi di sano realismo per provare a individuare una via d’uscita vincente rispetto allo stallo del campo largo".

Peccato che di stallo, il governatore uscente Giani (e candidato in pole) non vuole sentirne parlare: "L’obiettivo resta una grande alleanza dai 5Stelle ai moderati del centrosinistra per dare un volto progressista a una Toscana in grado di risolvere i problemi della gente - l’altolà del presidente -. Continuo a perseguire questa strada. Ritengo poi che si debbano ritrovare le ragioni fondative di quel Pd che superando l’Ulivo seppe tenere insieme la tradizione comunista dei Ds con quella cattolica dai tempi di La Pira, la sinistra democristiana di Castagnetti e Martinazzoli fino a quella laico riformista dei socialisti, repubblicani e liberali. Questo sforzo lo ravviso nel partito di Elly nel tenere insieme la sinistra più a sinistra del Pd come Avs e 5Stelle con i riformisti. Tornare a un Pd diviso sarebbe sbagliato. Dove si riesce a costruirlo il campo largo è vincente, come in Umbria e in Emilia". Il tassello mancante? Il colpo di reni degli schleiniani, tra silenzi e indifferenza. "La rotta in Toscana ormai è tracciata - l’analisi di un colonnello d’area -. Senza malizia, direi una bugia se raccontassi di un tam tam di telefonate postume all’intervista. Un tempo se ne sarebbe parlato un sacco dentro al partito. Detto questo, resta una ‘franceschinata’ no?".