Firenze, 22 marzo 2019 - C’è un lampo che rompe il protocollo, una voce genuina, impastata di dolcezza. E’ quella di Annalisa, la mamma di Lorenzo Orsetti: «Sapete che lo abbiamo chiamato così per Don Milani, che diceva sempre ‘ho a cuore’? E lui aveva a cuore la gente, ha salvato donne e bambini, fino all’ultimo giorno». Sembra paradossale ma non c’è dolore nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio dove il sindaco Dario Nardella ha voluto simbolicamente abbracciare, a nome della città, la famiglia di Orsetti, il giovane fiorentino morto per mano dell’Isis mentre combatteva per difendere la popolazione curda, in Siria.

C'è un sentimento più maturo, sfumato, fatto di gratitudine e rispetto. Di dovere compiuto in nome di un’idea. C’è la sensazione di essere insieme per ricordare un ragazzo che – in un’epoca in cui i valori si dissolvono come vapore giorno dopo giorno – ha fatto una scelta precisa e l’ha portata avanti fino alla fine, consapevole tanto delle sue volontà quanto del rischio di poter chiudere gli occhi in un istante, a soli 33 anni. Ed è bravo Nardella a trovare le parole giuste, ad accordare la voce dicendo che «non celebriamo un ragazzo perché altri scelgano di imbracciare le armi come lui, ma perché la sua morte diventi una scintilla in grado di riaccedere una speranza di pace e di diplomazia».

«Non credo che Lorenzo abbia scelto la guerra per la guerra. Ha scelto di lottare per un ideale». Da qui la proposta: "Ho preso una decisione. Una decisione che riguarda, se la famiglia lo vorrà, la sepoltura di Lorenzo a San Miniato, nel cimitero delle Porte Sante, sulla collina che sovrasta la città. Un gesto di pietas, di riposo e di pace". La famiglia ringrazia e prende tempo per riflettere. E' possibile anche che il corpo del giovane venga sepolto nella sua Rifredi, dove da ragazzo ha iniziato a masticare vita, idee e sogni.

«Ci pensiamo. Apprezziamo tanto l’idea del sindaco di Firenze Dario e lo spirito per cui l’ha avuta» dice babbo Alessandro. Che aggiunge: «Una parte ci dice di accettare, l’altra ci dice che Lorenzo ha fatto una scelta, uno stile di vita più semplice, più popolare e che quindi un quartiere popolare come Rifredi sarebbe più consono alle sue scelte. Andremo al cimitero di San Miniato e sentiremo quali energie ci darà». --