Firenze, 28 gennaio 2019 - Una mappa con i luoghi in cui i clochard sono stati trovati l’ultima volta, un carico di coperte, un sacco pieno di merendine e un termos di tè per offrire un po’ di calore a chi lo vuole. Ogni sera, le squadre degli "angeli del freddo" partono per battere palmo a palmo le strade del centro e della periferia. Si dividono zone e giorni, in modo da razionalizzare gli aiuti: passare tutti nella stessa area sarebbe inutile e finirebbe addirittura per diventare fastidioso, visto che si tratta di avvicinare persone che stanno dormendo. Così le unità di strada, coordinate dal Comune attraverso la cooperativa Insider e Outsider, si alternano. Si danno il cambio volontari della Caritas, delle Misericordie, della Croce Rossa e della Fratellanza Militare, coadiuvati da realtà più piccole ma altrettanto attive come il Cisom, il Corpo italiano di soccorso dell’ordine di Malta.

Abbiamo passato il sabato notte proprio con un gruppo composto da uomini e donne del Cisom e della Misericordia di Badia di Ripoli per accompagnarli nel loro viaggio. Appuntamento alle 20.30 nella sede della Protezione civile dell’Olmatello, per caricare i mezzi con ciò che serve, soprattutto coperte, cibo e tè. Ma ci sono anche altri capi di vestiario da distribuire a chi ne fa richiesta.

Il tempo di controllare la mappa e di accendere i navigatori e si parte. Si seguono le indicazioni, ma ci si guarda anche intorno, perché possono esserci clochard in zone diverse dal previsto. E infatti ne troviamo uno a Novoli. Si è attrezzato con una piccola tenda, che ha montato sopra una panchina. "Non siete cattivi vero?" è la prima cosa che chiede. La butta là come una battuta, sorridendo, ma rivela il timore di chi vive in strada: quello di restare vittima di un’aggressione. Prende un tè e una merendina, accetta una coperta, ma precisa di star bene in strada.

"Lo fanno spesso – spiega Gianluca Frasca del Cisom, che coordina l’uscita insieme al governatore dalla Misericordia di Badia, Paolo Borghini – molte persone sono orgogliose ed è importante avvicinarsi a loro come amici, senza mortificarli". Una stretta di mano, un saluto e si riparte. Uno, due, tre, quattro, cinque punti sulla mappa. Troviamo un giaciglio vuoto, un clochard che ringrazia ma rifiuta ogni aiuto.

Vicino al centro un’intera famiglia ci accoglie come un miracolo inaspettato. Da un groviglio di coperte, sotto i portici, spuntano in sei, di tre diverse generazioni: una nonna anziana, il figlio, la moglie e due nipoti già grandi. Si svegliano, sorridono e non smettono più di ringraziare. Li lasciamo mentre bevono il tè e mangiano le brioche che abbiamo consegnato. Solo tre gradini più in basso, la città è un mondo lontanissimo fatto di traffico, ristoranti e locali notturni.