SIMONE CIONI
Cronaca

L’esempio di Montanelli. Fra etica e deontologia, successo per l’iniziativa

A Poggio Salamartano la presentazione del libro ’Come un vascello pirata’. Una serata di confronto sull’importanza dell’informazione di qualità

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Fececchio, 5 luglio 2024 – Nella sua città, in uno dei luoghi speciali per i suoi concittadini, a 50 anni esatti dalla fondazione della sua ‘creatura’ Il Giornale. Questa la cornice in cui si è sviluppata, nel suggestivo scenario del Poggio Salamartano a Fucecchio, una bella serata di discussione su Indro Montanelli, il padre del giornalismo. Iniziativa promossa dalla Fondazione Montanelli Bassi Ets, in occasione dell’anniversario della nascita del quotidiano milanese, per presentare il nuovo libro di Montanelli, ’Come un vascello pirata’ (Rizzoli), a cura di Letizia Moizzi, neo presidentessa della Fondazione Montanelli con la prefazione del giornalista de Il Giornale Luigi Mascheroni.

Un volume che ripercorre le vicende del quotidiano sotto la guida di Indro, vent’anni di battaglie politiche, culturali e sui diritti fino al noto epilogo e alla rottura con Berlusconi non più solo editore, ma sceso in campo nell’arena politica. Una selezione dei suoi editoriali, articoli, corsivi, risposte al lettore e il famoso ’Contro Corrente’. "Tutte testimonianze della scrittura elegante e ironica di Indro, ma sempre fondata sul rispetto – ha esordito Letizia Moizzi –, che abbiamo voluto impreziosire con 14 ritratti di Montanelli fatti da altrettanti amici, diciamo così ’insospettabili’".

Ad aprire la serata è stata la sindaca appena eletta Emma Donnini, che ha accolto gli ospiti e ringraziato tutti i promotori dell’iniziativa e del ciclo di incontri ’Al Caffè del Poggio’, fino ad annunciare una nuova edizione della ’Winter School’ di giornalismo. Tra un intervento e l’altro degli ospiti – tra cui anche la direttrice di Qn, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e Luce! Agnese Pini –, l’attore Andrea Giuntini ha letto degli estratti del libro da cui poter ‘assaporare’ la maestria nella scrittura di Montanelli. "Di lui si può dire di tutto, che era un grandissimo giornalista ma non un vero direttore, ma per quanto riguarda la scrittura non c’era nessuno come lui – ha sottolineato Mascheroni –. Per chiarezza, efficacia, uso della lingua italiana, facilità di lettura, una scrittura fresca, diretta. Calcolava ogni spazio, ogni accapo, la punteggiatura doveva essere perfetta, poteva ragionare mezz’ora se mettere una virgola e dove. Questo è l’aspetto che in assoluto mi ha colpito di più di Montanelli e me lo ha fatto amare".

Parlare di Montanelli è stata poi l’occasione per allargare la visuale sul mondo del giornalismo e sulla crisi più profonda che sta attraversando, paradossalmente proprio nel momento in cui l’umanità è la più informata della storia, dove c’è una grande facilità di accesso all’informazione, spesso in maniera gratuita. Aspetto che ha sottolineato nel suo intervento anche la direttrice  Agnese Pini, ponendo l’attenzione sul fatto che senza informazione non c’è democrazia perché senza informazione non c’è filtro tra il potere e il popolo. Ecco quindi che in un periodo così difficile guardare al ‘lascito morale’ di Montanelli è fondamentale per mantenere la bussola entro i confini dell’etica e della deontologia. Quelle dei giornalisti sono verità umili, piccole perché nessuno ha visto tutto.

Il giornalista deve raccontare quello che vede con i suoi occhi. L’informazione può essere opinione, ma mai opinionismo. Opinionismo su cui invece si fondano i social, dove cliccare l’icona di un pollice ‘verso’ o ‘alto’ non costa niente, mentre l’informazione ha bisogno di tempo e di risorse economiche.

Simone Cioni