Un cameriere
Un cameriere

Firenze, 2 giugno 2021 - La ristorazione toscana prova a ripartire dopo un anno e mezzo drammatico dando gas. Ma il motore, in molti casi, sembra girare a vuoto, in folle. Il motivo, secondo il vicepresidente di Confcommercio Aldo Cursano, sta nella mancanza di ’braccia’.

«L’incertezza lanciata sul settore da aperture e chiusure ha allontanato molti, perchè senza certezze non si possono fare progetti di vita – dice – C’è una difficoltà reale: mancano 150mila lavoratori, di cui 120mila a tempo indeterminato che hanno cercato altri lavori. Ma i camerieri non si trovano per strada".

Sulla stessa lunghezza donda il direttore regionale Franco Marinoni che parla di "personale letteralmente vaporizzato anche in seguito a scelte politiche sbagliate che hanno tenuto chiusi noi mentre la gente faceva le feste in piazza contagiandosi".

L’allarme degli esercenti sulla mancanza di camerieri e altre figure – chef, cuochi, lavapiatti, baristi, addetti alle pulizie – continua tuttavia a non convincere i sindacati. Per Maurizio Magi, segretario generale Filcams Cgil Firenze, "se le aziende non trovano camerieri, più che lamentarsi pubblicamente, dovrebbero semplicemente domandarsi il perché".

"Forse – si chiede Magi – perché le loro proposte di lavoro non sono sufficientemente appetibili?".

«Troppo facile scaricare sul lavoro le contraddizioni di un sistema che il lavoro lo ha sempre relegato ai margini condannandolo alle condizioni di precarietà economica e di diritti, talvolta di vera e propria irregolarità – prosegue il sindacalista – Il tema non è contrapporre i sistemi di sussidi e sostegno al reddito ad un lavoro qualunque esso sia, quanto invece di cominciare a superare il lavoro povero senza diritti e promuovere politiche per un cambio di modello di sviluppo".