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21 mag 2022

Lavoro, i giovani sono attenti alla qualità di vita. "Ma non è vero che sono fannulloni"

Il tema dell'impiego, il punto con gli esperti: “Non si guarda tanto al guadagno, quanto alla qualità delle condizioni di lavoro e all'opportunità di crescita professionale”

21 mag 2022
monica pieraccini
Economia
Lucidi Istockphoto - Employees of a Restaurant or Hotel in protective masks. End Of Quarantine. Restaurant Manager and his staff on the terrace. interaction with the chef in the restaurant
Un gruppo di giovani camerieri
Lucidi Istockphoto - Employees of a Restaurant or Hotel in protective masks. End Of Quarantine. Restaurant Manager and his staff on the terrace. interaction with the chef in the restaurant
Un gruppo di giovani camerieri

Firenze, 21 maggio 2022 – La pandemia ci ha cambiati tutti, ha cambiato anche i giovani, che adesso guardano in modo diverso alle opportunità che il mercato del lavoro offre loro. Se prima bastava, per iniziare, un 'lavoretto' da cameriere o da baby sitter, adesso non si accontentano più. Non vogliono paghe basse, spesso sono ragazzi che hanno studiato tanto, hanno una laurea e un master, conoscono più lingue. E sopratutto vogliono poter conciliare lavoro e vita privata. Come dire, basta vivere per lavorare, iniziamo a lavorare per vivere.

Così, nella top ten dei lavori più ambiti dai giovani sono entrate nuove professioni, tipo l'influencer o lo youtuber. Ma sono tornate in auge le professioni più classiche: il medico, il veterinario, l'avvocato, l'ingegnere, l'insegnante. In tanti, poi, sono tornati a cercare il lavoro impiegatizio nel settore amministrativo. Un lavoro sicuro, mediamente ben pagato, che consente di avere il fine settimana libero per dedicarsi alla famiglia e alle proprie passioni.

“I giovani sono sempre più preparati – spiegano Alessio Nasoni e Simona Pirrone, dello sportello lavoro della Cisl di Firenze e Prato – e il Covid ha cambiato le prospettive. Adesso i ragazzi non stanno attenti solo al mero guadagno, ma anche a quelli che sono l'ambiente di lavoro, le prospettive di crescita professionale, la conciliazione di vita e lavoro. Si vogliono realizzare”.

Per questo non vogliono più fare i camerieri o gli aiuto cuochi? “No, non è vero. Purtroppo con la pandemia e la chiusura di locali e alberghi, molti hanno ripiegato su altri lavori e lì sono rimasti. Ultimamente si assiste ad un ritorno di interesse anche per il settore turistico. Non è vero nemmeno che i giovani preferiscano stare in disoccupazione o prendere il reddito di cittadinanza anziché lavorare”, rispondono. “Sono polemiche strumentali. Ovviamente, quando si rifiuta un lavoro, bisogna indagare che tipo di contratto è stato proposto, quale offerta economica, perché rispetto a prima i giovani sono senz'altro meno disposti ad essere sottopagati”.

“Diamo l'opportunità ai ragazzi – proseguono – di entrare nel mondo del lavoro con un'adeguata forma contrattuale, con una formazione, che l'azienda sempre meno è disposta a dare, e con possibilità di crescita professionale”. “In quanto al ruolo delle scuole, all'accusa che viene loro mossa di non preparare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, dobbiamo renderci conto che mancano spesso i fondi per il sistema scolastico e d'altra parte, se prima l'azienda formava il ragazzo, se lo 'tirava su', adesso vuole persone già pronte. E' dunque da rivere tutto il sistema di politiche attive e di formazioni preparatorie, che deve essere più adeguato a quello che le aziende cercano”, concludono Nasoni e Pirrone.

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