ILARIA ULIVELLI
Cronaca

La tragedia di Mattia, giallo sul defibrillatore. "E’ la prima cosa da fare poteva salvargli la vita"

Il professor Corrado, tra i maggiori esperti al mondo di morte improvvisa: "Serve intervento immediato per interrompere la fibrillazione ventricolare"

Firenze, 17 aprile 2024 – Mattia Giani si poteva salvare? E’ la domanda che più di ogni altra tormenta principalmente la famiglia del calciatore ventiseienne, i compagni e le società di calcio, quella dove giocava e quella che lo ha ospitato in casa.

"In questi casi", quando un giocatore si accascia a terra, "la prima cosa da fare è prendere il defibrillatore, che per legge dev’essere lì a bordo campo e posizionare le due piastre sul torace: poi il macchinario è intelligente e fa tutto da solo, si aziona solo se c’è necessità". Lo dice il professor Domenico Corrado dell’Università di Padova, uno fra i massimi esperti al mondo di morte cardiaca improvvisa, consulente tecnico nominato dalla procura di Firenze per la perizia sulla patologia del capitano della Fiorentina Davide Astori, morto sei anni fa a causa di una cardiomiopatia aritmogena.

La tempestività nell’uso del defibrillatore è fondamentale quando è in corso una fibrillazione ventricolare che – se non interrotta – porta a morte in tempi rapidissimi. I primi soccorritori in campo hanno parlato di una crisi epilettica, ma più probabilmente si è trattato di "una crisi convulsiva da arresto cardiaco", una condizione che si può determinare in quanto al cervello arriva una quantità insufficiente di sangue.

Ma il defibrillatore era davvero a bordo campo? (Questo chiede anche il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè). Quando è stato azionato e non partiva – come sostiene il padre del ragazzo – il giocatore era già in asistolia (cioè privo di attività elettrica ventricolare e quindi non defibrillabile)? Tante domande e poche certezze. Le risposte si attendono dal riscontro diagnostico, dall’autopsia, dagli esami fatti in ospedale al momento del ricovero e dal lavoro dei magistrati che chiederanno i certificati di idoneità agonistica.

Nel caso di Astori l’elettrocardiogramma sotto sforzo aveva mostrato extrasistoli ventricolari che avrebbero dovuto portare ad accertamenti successivi che non ci sono mai stati, come risulta dalle varie perizie. A Mattia che cos’è accaduto? Ci sono patologie che possono restare invisibili all’elettrocardiogramma? Quali? Da protocollo l’ecografia del cuore è riservata agli atleti professionisti e non viene eseguita di routine nei dilettanti. "Il protocollo di screening è sufficientemente efficace perché la maggioranza delle patologie cardiache a rischio di morte improvvisa è identificabile con l’elettrocardiogramma, come le cardiomiopatie dilatative, ipertrofiche e aritmogene", spiega il professor Corrado.

Tuttavia, ci sono patologie più subdole che non manifestano alterazioni dell’elettrocardiogramma: tre tra le più probabili. "Se la presenza di placche aterosclerotiche coronariche stenosanti può essere sospettata al test da sforzo per la comparsa di sintomi e/o alterazioni elettrocardiografiche da ischemia miocardica, può accadere che placche coronariche aterosclerotiche che fanno stenosi non critiche e invisibili al tracciato, si rompano e si chiudano per trombosi sovrapposta, causando fibrillazione ventricolare da ischemia acuta", dice Corrado, alla guida del Centro genetico per le cardiomiopatie aritmiche e cardiologia dello sport dell’azienda ospedale-università Padova.

Tra le patologie che possono nascondersi all’elettrocardiogramma anche "l’ischemia miocardica per schiacciamento di una coronaria dovuta al percorso aberrante per un’origine congenita anomala". Infine, una condizione identificata con sempre maggiore frequenza: "Una cicatrice non ischemica confinata alla regione esterna del ventricolo sinistro che sfugge all’ecografia perché non altera la contrattilità regionale – spiega il prof – E’ il caso della cardiomiopatia aritmogena che può essere sospettata solitamente per la comparsa di aritmie ventricolari al tracciato da sforzo. Può essere genetica o causata da una miocardite, tante ce ne sono state virali, anche post Covid".