Ex terrorista invitato agli Uffizi, il direttore Schmidt annulla tutto. Insorge il Pd: "Uno scandalo"

Egidio Giuliani, già esponente dei Nar e condannato a 16 anni per omicidio, detenuto a Prato. Era tra i relatori dei ’Dialoghi’. Furibonde reazioni. "Ma doveva solo parlare di Caravaggio"

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt
Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt

Firenze, 24 settembre 2023 – “È la politica, bellezza". Qualche malizioso ieri, nei corridoi degli Uffizi, lo ha borbottato ridacchiando. È stata proprio la politica che, ieri, ha azzannato il polpaccio del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, il cui nome da una decina di giorni circola come papabile (mai smentito né confermato) candidato sindaco del centrodestra. Dietro quel morso c’è la scelta del direttore, come riportato da La Repubblica, di avallare e poi cancellare la presenza di Egidio Giuliani, ex membro dei Nar, tra i relatori del calendario dei ‘Dialoghi di arte e cultura’ della Galleria. L’ex terrorista, detenuto a Prato, condannato a 16 anni per omicidio avrebbe dovuto tenere una lezione su Caravaggio, al quale, in carcere, ha dedicato una tesi di laurea sugli aspetti della ’carriera criminale’ del grande pittore coinvolto nell’omicidio Tommasoni. L’appuntamento poi è stato sospeso dal museo. Anche perché dopo l’ok del carcere di Prato mancava quello di Roma. Dagli Uffizi tengono a precisare: "La programmazione è sempre soggetta a cambiamenti. Alcuni giorni fa il museo ha deciso di sospendere il progetto".

Ma un ex terrorista nero chiamato in cattedra per parlare di Caravaggio da un ’palco’ come gli Uffizi ha fatto tuonare il Pd. Il commento più tenero? Quello del deputato dem Federico Gianassi: "Una scelta scandalosa". Gli fa eco la consigliera regionale Pd, Cristina Giachi: "Invitare un ex Nar è un insulto a Firenze e alla democrazia". Gira il coltello anche Andrea Giorgio, coordinatore della segreteria dem toscano: "Se non sapeva chi fosse Giuliani è grave. Se lo sapeva è peggio". Rincara il segretario regionale Emiliano Fossi. "Su questa vicenda presenterò un’interrogazione al governo. Gli Uffizi sono un patrimonio del Paese. Il terrorismo è un buco nero della storia". Ma quella di Schmidt è stata ingenuità o voglia di fare capire che il magnetismo da leader è in grado di dividere? Oppure vuole solo calamitare l’attenzione della città? Il direttore ha messo su una faccia da poker e di ritorno dalla Cina, dove si trovava in missione per parlare di dialogo fra oriente e occidente, tace. Attende. E incassa il sostegno del sottosegretario Vittorio Sgarbi che lo difende da chi chiede le sue dimissioni. "Richiesta sbagliata quanto assurda: è a scadenza di mandato fra qualche ora, ben prima che la sua presunta candidatura a sindaco assuma profilo concreto".

Gli strizza l’occhio anche il plenipotenziario della premier Meloni, Giovanni Donzelli. "Prima era osannato da tutti ma siccome si è solo ipotizzato che potesse essere candidato, allora è diventato mostro e terrorista". Ma come rivela il professor Fulvio Cervini, ordinario di Storia dell’Arte medievale dell’università di Firenze, membro del cda degli Uffizi, il direttore sapeva chi era Giuliani. "Conoscevo la sua tesi – spiega – e l’ho proposta a Schmidt. Ma tengo a precisare che è stato lui a dirmi ’perché non lo invitiamo?’ L’iter è partito così. Non era il caso di invitare terroristi che scrivono libri e parlano del loro passato: sarebbe venuto a parlare di inclusione e arte". Ma l’arte della politica, forse, è tutta un’altra storia.