Ex Gkn: operai da mesi senza stipendio si arrampicano su una torretta dell’illuminazione

Il collettivo di fabbrica: “Subito prestito ponte e consorzio pubblico”

La dimostrazione degli operai dell'ex Gkn

La dimostrazione degli operai dell'ex Gkn

Campi Bisenzio (Firenze), 29 febbraio 2024 – Si sono arrampicati su una torretta dell’illuminazione pubblica per rilanciare l’attenzione sulla situazione dell’ex Gkn di Campi Bisenzio. Al secondo mese senza stipendio, gli operai hanno deciso di fare quest’eclatante azione dimostrativa. Saliti in cima alla torretta, hanno acceso un fumogeno. E su Facebook il collettivo di fabbrica ha spiegato i motivi dell’azione. 

"Non avere paura di cadere, ma di non volare", è il senso del post, in cui gli operai chiedono alle istituzioni due azioni ben precise: “Di fronte ad una situazione straordinaria, occorrono misure straordinarie: presto ponte a garanzia pubblica per i mesi senza reddito e ripresa degli accertamenti dell'ispettorato del lavoro". Del resto, riflettono i lavoratori, "su Gkn la decisione deve essere politica. Senza un intervento pubblico, non se esce: ci vuole un consorzio industriale pubblico per un polo delle energie rinnovabili e della mobilità leggera".

Gli operai si mostrano sempre combattivi, ma amarezza e senso di isolamento traspaiono in tutta la loro drammaticità. 

"Se cadessimo da quassù, raccontereste le nostre storie - scrivono sui social gli operai -. Raccontereste quanti figli abbiamo, da dove veniamo. Da vivi invece siamo numeri, siamo disumanizzati. E quindi tutto diventa lecito: non pagare gli stipendi, disdettare gli accordi, calunniare". In questo senso, avvertono i lavoratori, "l'unica cosa che realmente si contrappone alla distruzione speculativa della ex Gkn sono questi corpi. Vengono attaccati perfino il mutualismo e le attività culturali che ci tengono vivi. Soffriamo di vertigini come tutti. Ma ancora più ci fa paura la melma che sale nel paese. Più forte è la paura che qualcuno di noi, caduto in depressione, finisca per farsi male nella solitudine".

E ancora: “Non va “liberato” un fantomatico stabilimento. Va liberata la fabbrica e va liberato un territorio: le persone prima dell’edificio, la reindustrializzazione prima della logica immobiliare. Da anni qua non c’è nessuna trattativa o controparte reale. La logica di distruzione procede, cambiando volto. Sa come mimetizzarsi, sottrarsi a leggi, giocare con il tempo, con il ricatto e le finte aperture”.