Firenze, 2 novembre 2019 - Una proposta di legge per la «Safe Dance», ovvero per incoraggiare il divertimento sicuro e combattere lo sballo. Ad annunciarla, dopo le recenti tragedie in discoteca, è il presidente della terza commissione del Consiglio regionale della Toscana, Stefano Scaramelli (Pd), che intende presentare l’atto entro fine anno per il voto in aula. Lo strumento che la nuova norma vorrebbe applicare non è quello dei divieti e degli obblighi, ma degli incentivi a chi volontariamente sceglie di seguire le linee guida.

Cinque i punti cardine, al netto di successive modifiche e variazioni: limite orario per l’attività delle discoteche, defibrillatori nei locali (uno o due in base alla capienza) con personale formato per usarli, un nuovo modello di buttafuori, meccanismi di trasporto collettivo e car sharing per i clienti e infine controlli e test all’ingresso contro l’uso di droghe. Chi aderirà potrà fregiarsi del logo «Safe Dance» e avere sgravi e benefici economici.

«Il fenomeno della droga nei locali non è mai stato davvero affrontato – dice Scaramelli – e purtroppo si registra una grande omertà anche da parte della politica su questo tema. È ora di dire basta a protocolli inutili che non hanno mai dato risultati: serve una legge organica, un patto nuovo fra istituzioni, locali e famiglie. I locali che rispetteranno il disciplinare – continua – potranno essere pubblicizzati gratuitamente dalla Regione con brochure e iniziative, in modo che i genitori sappiano che si tratta di discoteche impegnate per la sicurezza dei loro figli. Ci sarà un logo, con il marchio «Safe Dance» che potranno usare per le loro campagne.

Non solo: a chi accetterà le nuove regole potranno andare aiuti economici concreti, che verranno decisi anno per anno e che sicuramente saranno un ottimo incentivo al cambiamento». Partendo dal primo punto, quello dell’orario, l’idea è prevedere la chiusura alle 3, massimo 4 di notte, anticipando anche l’apertura. «Bisogna essere intellettualmente onesti nell’affrontare il problema – continua il presidente della terza commissione toscana – e ammettere che un ragazzo che ha studiato o lavorato tutti i giorni della settimana, magari fino a poche ore prima dell’ingresso in discoteca, non può fare sistematicamente le 6 nel weekend. È chiaro che questa situazione innaturale incentiva l’uso di sostanze, che servono anche a ‘reggere’ fino al mattino.

È quindi importante tornare a orari più adatti al fisico delle persone». C’è poi il tema dei defibrillatori che, in situazioni critiche, possono fare la differenza fra la vita e la morte, permettendo un intervento immediato, ancora prima dell’arrivo dei soccorritori. Strumenti di questo tipo sono ormai ampiamente diffusi sul territorio, in circoli, spazi per l’attività sportiva, centri commerciali e aree pubbliche. Si tratterebbe di sensibilizzare i gestori dei locali al loro acquisto e alla formazione di personale in grado di utilizzarli. «Questo punto si collega al successivo – prosegue il presidente della terza commissione – ovvero a un nuovo ruolo dei buttafuori. Bisogna uscire definitivamente dal modello dell’addetto alla vigilanza che interviene per fermare le risse e passare a una figura diversa, in grado di operare anche per le manovre di soccorso e rianimazione, dopo aver partecipato a corsi sulla sicurezza di livello avanzato.

Questi dovrebbero essere fatti con le associazioni di volontariato, in modo da favorire un coordinamento, utile nelle emergenze. Altrettanto importante sarà il coinvolgimento dei sindaci». Infine la norma ipotizza meccanismi di car-sharing e trasporti pubblici verso i locali (che però fino a oggi sono stati sempre sperimentati con scarso successo fra i ragazzi), ma anche controlli stringenti all’entrata in discoteca. «Se davvero si vuole affrontare il problema – conclude Scaramelli – bisogna avere il coraggio di fare test antidroga all’ingresso. Chi risulta positivo non entra. Analogo rigore serve nei controlli sulla capienza dei locali, in modo da evitare il sovraffollamento». Per tutte le aziende rispettose dei cinque punti indicati sono allo studio sgravi fiscali e incentivi ad hoc. «Vengono continuamente lanciati bandi regionali a sostegno delle imprese nei settori più vari e per i motivi più diversi – conclude – quindi perché non prevederli anche in questo caso, aiutando le aziende a fare una scelta coraggiosa e a dire no alla droga? A ciascun locale poi sarà concesso l’uso del marchio «Safe Dance» che riporterà anche il logo della Regione». La proposta di legge verrà presentata nelle prossime settimane in terza commissione. Poi, in caso di approvazione, passerà al vaglio del Consiglio regionale per l’ok definitivo.
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