Chelli, la voce ritrovata. Massa rende omaggio al suo grande scrittore: "Unico nell’Ottocento"

Fu autore de "L’Eredità Ferramonti", un capolavoro da riscoprire oggi .

Chelli, la voce ritrovata. Massa rende omaggio al suo grande scrittore: "Unico nell’Ottocento"

Chelli, la voce ritrovata. Massa rende omaggio al suo grande scrittore: "Unico nell’Ottocento"

Un convegno a 120 anni dalla morte vuole far conoscere più profondamente la figura di Gaetano Carlo Chelli (1847-1904), intellettuale, giornalista e scrittore massese che si trasferì nel 1874 a Roma ed è autore di un romanzo che probabilmente merita una maggiore centralità nella storia della letteratura italiana: “L’Eredità Ferramonti: vita romana” (1884) dal quale nel 1976 il regista pistoiese Mauro Bolognini trasse l’omonimo film con Anthony Quinn, Gigi Proietti, Fabo Testi e soprattutto due interpreti femminili che vennero premiate a Venezia, Dominique Sanda, e ai Nastri d’Argento, Adriana Asti. La sua città omaggia Chelli con una conferenza rivolta alle scuole (ore 10,30 in Palazzo Comunale) e un convegno alle 17 presso le Stanze del Teatro Guglielmi. Moderatore della giornata è Paolo Giannotti, studioso dello scrittore e appassionato divulgatore della cultura apuana, mentre le relazioni saranno di Laura Oliva - già docente a Salamanca e curatrice di “Romanzi e racconti” e “La colpa di Bianca” - e Massimo Onofri, professore a Sassari e scrittore, che su Chelli ha preparato un importante saggio.

"’L’Eredità Ferramonti’ - ci dice Onofri – deve essere riscoperto perché la sua importanza nella letteratura italiana del secondo ’800 è determinante, soprattutto per come Chelli descrive le figure femminili. Lo aveva ben capito Pier Paolo Pasolini che ne scrisse un saggio entusiasta. Ogni opera deve essere considerata in un sistema che tenga conto del suo tempo e del modo in cui è scritta, e anche se i paragoni possono apparire lontani, romanzi come ‘Ragazzi di vita’ o ‘Una vita violenta’ sono ben poco rispetto a Chelli".

Secondo Onofri, proprio la figura di Irene "non ha rivali" nello "sregolare" l’attitudine alla maternità che si inchina al possesso della roba, un’epopea dell’"eredità" in un romanzo cruciale nel concetto di familismo e che anticipa tematiche gender e neo femministe che poi si sono svuluppate molti decenni dopo. "La figura di Irene è talmente forte – sottolinea Onofri – che attraverso di lei si può anticipare l’oltraggio alla famiglia della mamma descritta da Elsa Morante in ‘Aracoeli’ o ritratta nel quadro ‘Le cattive madri’ di Giovanni Segantini". Chelli scrisse altri romanzi oltre a dirigere e collaborare a varie riviste, da “L’Apuano” che a Massa nacque sulla spinta di Giovanni Sforza e le elite del luogo, quindi “L’Opinione” per lavorare alla quale si trasferì nel 1874 a Roma, o “Cronaca Bizantina” dove ebbe come direttore un giovane D’Annunzio col quale i rapporti non furono buoni. Ora l’oblio del Chelli romanziere potrebbe essere rimosso.

"Ferramonti – dice ancora Onofri – potrebbe divenire cruciale nella diagnosi precoce di familismo. E’ un picco letterario da riscoprire e l’unica opera di quel tempo che si può paragonare come qualità è ‘L’illusione” di Federico De Roberto. Dalla parte dell’autore de ‘I Viceré’ c’è solo una produzione maggiore, ma in Chelli c’è qualcosa di più".