Filippo Nibbi
Filippo Nibbi

Arezzo, 19 aprile 2020 - Sono passati quattro decenni dalla morte di Gianni Rodari, e forse non tutti sanno che la storia del popolare scrittore e poeta si è incrociata con Arezzo. Un legame nato grazie all’amicizia con Filippo Nibbi. Ed è proprio Nibbi che ricorda il poeta e scrittore: “Era una persona straordinaria, con i ragazzi era incredibile. Con gli adulti lo era solo se gli andavi a genio, altrimenti si chiudeva. Per fortuna, con me è entrato subito in sintonia”. Da quell’incontro sono nati gli ‘Esercizi di fantasia’, pubblicati dagli Editori Riuniti nel 1981 e ultimamente ripubblicati da Einaudi: “Gli esercizi di fantasia sono nati ad Arezzo quando ero presidente del centro sociale di via Garibaldi. Pensai di invitare Rodari su suggerimento della maestra Giuliana Signorini. Lui ha accettato l’invito e siamo riuscimmo a portare al centro sociale due classi di prima media, e una classe elementare. Era la primavera del 1979”. Il vero spettacolo era guardare Rodari mentre interagiva con i piccoli allievi: “I ragazzi con lui si sentivano come dei piccoli autori, suscitava l’amore per le parole, per i giochi con le parole, per cui i ragazzi stavano benissimo”. Anche il rapporto fra Rodari e Nibbi è stato all’insegna della fantasia: “Anni prima, Rodari aveva letto un mio poema ‘Parlando di mio nonno Polifemo’. Per cui tutto il gioco ad Arezzo fu strutturato come nonsense, iniziò con “Ho conosciuto un tale/un tale di Arezzo/ che mangiava sua nonna/ e provava ribrezzo”. E così continuò con i ragazzi”. Tutti quegli esercizi andarono a definire l’arte della ‘fantastica’, conclude Nibbi: “Grazie a Tullio De Mauro, il lemma fantastica finì nel Devoto Oli del 1990, definito come ‘L’arte di inventare l’impossibile e renderlo reale con il gusto del sogno, delle creatività e del piacere. Disciplina propedeutica alla poesia, momento di autenticità assoluta, conseguito mediante la re-invenzione linguistica e la ri-fondazione della realtà’”.