Lo yacht nel cantiere di Civitavecchia
Lo yacht nel cantiere di Civitavecchia

Arezzo, 28 giugno 2016 -Lo sfondo di vip dell’operazione yacht era così rutilante che di più è difficile immaginare. Non c’è da stupirsi insomma se Banca Etruria e le sorelle (quattro fra i più importanti istituti di credito nazionali) si sono sentiti nell’impossibilità di negare i maxi-finanziamenti (140 milioni complessivi di cui 30 a carico di Bpel) che adesso sono costati la perquisizione per bancarotta all’ex presidente Giuseppe Fornasari, al suo vice dell’epoca Giorgio Natalino Guerrini e al direttore dell’area di Roma Paolo Luigi Fumi, il cui figlio, tanto per aggiungere un tocco di colore, era stato assunto nel cantiere.

Conviene allora ripartire da lontano, dall’Ultrapolis di Singapore che tramite la Privilege Fleet Management, presieduta dall’ex ministro Vincenzo Scotti (ora indagato a Civitavecchia) fornisce i 75 milioni del capitale iniziale di Privilege Yard Spa. In Ultrapolis figurano soci eccellenti come Javier Perez de Cuellar, già segretario generale dell’Onu, il sultano del Brunei e Robert Miller, azionista di Louis Vuitton e Cnn. Cosa sapevano degli affari del vero uomo forte del progetto, ossia Mario La Via, amministratore delegato? Vai a saperlo.

Ma subito si muovono altri big per ottenere che il cantiere dello yacht, pomposamente presentato come «il più grande del mondo», rimanga in Italia e specificamente a Civitavecchia. Se ne interessa ad esempio Giancarlo Elia Valori, manager pubblico di lungo corso, ex Iri, a suo tempo nelle liste della P2 e all’epoca presidente della finanziaria regionale Sviluppo Lazio: è lui, col presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, a convincere la società armatrice ad abbandonare l’ipotesi di allestire il mega-panfilo in Grecia e privilegiare Civitavecchia.

Dove il cantiere viene inaugurato in pompa magna il 20 aprile 2007, con bis nel 2008: in prima fila c’è il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di stato vaticano, che poi sarà abbondantemente beneficiato (700 mila euro almeno) dalle opere di bene che La Via finanzia coi soldi di Privilege.

Ma ci sono anche Scotti, che in quel momento è sottosegretario agli esteri, Giuseppe Reina, sottosegretario alle infrastrutture, Mario Baldassarri, presidente della commissione finanze del Senato (subirà una perquisizione presso terzi, ordinata ancora dalla procura di Civitavecchia) e il generale della Guardia di Finanza Giovanni Verdicchio, presidente di Privilege e negli anni ’90 direttore della Dia, la direzione nazionale antimafia, indagato nel 1997 per corruzione.

Comunque sia, la macchina è ormai in movimento e può cominciare a macinare soldi, ossia i crediti delle banche. Quelli di Etruria cominciano ad affluire nel 2009. Tra il 2010 e il 2011 si tratta e poi si stanzia il mega-finanziamento da 100 milioni cui partecipano, con Bpel capofila, Bpm, Mps Service, Intesa, Unicredit e Banca Marche. Ben 46 milioni prendono subito la strada delle Privilege Inc. delle Isole Vergini, ufficialmente per spese di progettazione.

E’ il colpo grosso cui segue il rapido declino: nel 2012 Etruria classifica la propria esposizione come deteriorata, cominciano le proteste dei 160 dipendenti, i lavori si bloccano. Il 19 maggio 2015 il tribunale di Civitavecchia sancisce il fallimento. I giudici non credono alle promesse, anch’esse magniloquenti, di Privilege: ristrutturazione del credito con le banche, 85 milioni di finanziamenti soci, 130 milioni da società lussemburghesi e maltesi. Fine dello yacht, inizio delle inchieste.

di Salvatore Mannino