Il cimitero
Il cimitero

Arezzo, 26 gennaio 2020 - Va al cimitero e non trova più la tomba del padre, gli casca il mondo addosso, chiede spiegazioni e gli riferiscono l’amara verità: c’è stata l’esumazione, i resti del babbo sono stati trasferiti in una fossa comune, nemmeno lapide e fotografie esistono più. L’annuncio dell’operazione era stata fatta dal comune di Laterina Pergine attraverso un avviso affisso al cancello del camposanto di Ponticino.

La storia ce la racconta Roberto Bianchini con una riflessione addolorata: «A Ponticino, basta affiggere un manifesto nel cancello e senza nessun altro cenno, avviso, comunicato scritto alla famiglia o una semplice telefonata e si può prendere un morto, un corpo al cimitero e buttarlo dove pare e piace: lapidi, marmi e fotogarfie comprese». Con tanto di risposta da parte di un addetto al servizio che «il regolamento comunale è stato rispettato».

Bianchini scrive in una lettera le sensazioni avute alla scoperta che la tomba del babbo Adolfo, morto nel 1984, non c’era più: «Lì per lì mi sono sentito male, mi girava il capo e mi si sono tappate le orecchie al punto che mi sono messo a sedere per terra, mi sembrava di vivere un sogno ma nella certezza di essere vivo e sveglio sono stato assalito da un senso di smarrimento, di sconforto e di dolore come quando quel 4 ottobre di tanti anni fa tornando di corsa a casa non volevo credere che col babbo non ci avrei più parlato».

E ancora: «Di foto ne avevamo messe due, una sopra la tomba per ricordare la forza della sua gioventù e una nella lapide con l’immagine della sua saggezza nella corta vecchiaia. Il giorno dopo sono andato in Comune a Laterina e senza appuntamento ho aspettato che la sindaca terminasse i suoi colloqui».

Lei lo indirizza al responsabile degli affari cimiteriali che appunto gli riferisce come sono andate le cose. Bianchini, dopo aver accertato su Internet che effettivamente il regolamento questo prevedeva, ha telefonato di nuovo chiedendo «dove fossero stati collocati i resti del babbo.

Mi ha risposto nella fossa comune, ho domandato se fosse possibile riavere la lapide con le foto, almeno da ricomporre qualcosa nel muro interno del cimitero, mi ha risposto che nei giorni a venire mi avrebbe fatto sapere». Ma oggi, conclude Bianchini, «nessuna telefonata o comunicazione è mai pervenuta alla mia famiglia mentre di contro è arrivato dal comune a casa della mia mamma di 96 anni, oggi ospitata in una casa di riposo, l’avviso di pagamento delle  lampade votive del cimitero".