Martina Rossi
Martina Rossi

Arezzo, 17 febbraio 2020 - E’ un altro giorno della verità nell’infinito caso di Martina, chissà se è anche il giorno del verdetto. Sì, in corte d’appello, dopo la richiesta di conferma della condanna di primo grado (ma solo per la tentata violenza di gruppo, la morte come conseguenza di altro reato è prescritta) del sostituto procuratore generale Luciana Singlitico, tocca alle arringhe difensive degli avvocati Tiberio Baroni, per Alessandro Albertoni, e Stefano Buricchi (per Luca Vanneschi, il solo dei due imputati che si sia presentato in aula e lo sarà anche oggi).

Poi i giudici, se l’ora non è troppo tarda, si ritireranno in una camera di consiglio dalla quale possono uscire con due sole soluzioni in tasca: il verdetto che chiude il secondo grado o la decisione di riaprire l’istruttoria, come hanno già chiesto le difese, per risentire i testimoni spagnoli richiesti da Baroni e Buricchi. A dire il vero c’è anche un terzo scenario, che è quello dell’accoglimento delle eccezioni preliminari degli avvocati dei due ragazzi castiglionesi, sull’utilizzabilità delle intercettazioni e sul ne bis in idem, nell’ipotesi che in Spagna ci sia già stato un giudizio assolutorio, come ritiene almeno Baroni.

Ma pare un quadro più difficile da immaginare. Se invece fosse sentenza, il ventaglio delle possibilità è ampio: conferma del primo grado, per i tre anni che residuano dopo l’estinzione di uno dei due capi d’accusa, assoluzione piena, derubricazione della tentata violenza sessuale di gruppo a violenza individuale del solo Albertoni (l’unico che dopo l’alba tragica del 3 agosto 2011 al sesto piano di un grande albergo di Palma di Maiorca, portasse dei segni sotto forma di graffi sul collo), nel qual caso sarebbe prescritto anche il reato che resta.

Ma queste sono solo ipotesi, di sicuro nell’udienza di oggi per il caso della studentessa genovese volata dal sesto piano dell’hotel ci sono solo le arringhe della difesa. Probabile che siano molto meno nette sullo scenario del suicidio che era stato adombrato nel primo processo, probabile che gli avvocati puntino soprattutto sul ragionevole dubbio che imporrebbe di assolvere.

Ragionevole dubbio che nell’impostazione difensiva potrebbe venire dalla testimonianza della cameriera Francisca Puga, quella che dice di aver visto dalla strada Martina che si sporgeva, scavalcava la ringhiera e poi si lasciava cadere. Baroni e Buricchi hanno chiesto di sentirla per rogatoria dalla Spagna, per ora agli atti c’è solo il verbale da lei reso alla polizia di Maiorca che archiviò tutto: suicidio.

Non c’è certezza neppure sul fatto se Vanneschi renderà dichiarazioni spontanee prima che la corte si ritiri. Insieme al suo avvocato Buricchi decideranno solo all’ultimo momento. Sicura invece è la presenza dei genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, che non hanno saltato un’udienza in anni di processi.

Sono stati loro i primi a ribellarsi contro la prescrizione di metà delle accuse dichiarata dalla corte d’appello, sono stati loro a battersi per la mobilitazione della stampa che ha convinto i giudici ad anticipare almeno le date delle udienze. Il resto è tutto da vedere.