Danilo Tacconi
Danilo Tacconi

Arezzo, 18 aprile 2019 - Sembrava una malattia confinata nei romanzi del 1800, invece la sfilide torna a colpire. E non solo, anche la gonorrea viene diagnosticata sempre più spesso. A uno sguardo più attento, però, non si tratta del ritorno di patologie dimenticate quanto di una conseguenza dell’attuale modo di vivere la sessualità: rapporti promiscui senza le dovute precauzioni portano inevitabilmente all’aumento di malattie sessualmente trasmissibili.

Perché né la sifilide né la gonorrea sono state mai completamente eradicate, come spiega il responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo, Danilo Tacconi: «Nel corso degli anni si sono verificati alcuni casi ma quello che sta succedendo negli ultimi tempi assomiglia molto a un boom e, purtroppo, temiamo che il numero di casi sia sottostimato, perché c’è tutta una parte sommersa che difficilmente viene fuori».

Non siamo, precisa Tacconi, di fronte a un’epidemia ma le nuove diagnosi ogni anno sono decine. Fortunatamente, la sifilide è curabile con gli antibiotici, così come la gonorrea, a patto di intervenire presto. Le conseguenze, se trascurata, possono essere terribili: «Il tempo di incubazione, a differenza dell’hiv ad esempio, è molto breve perciò si può vedere praticamente subito se una persona sia stata contagiata o meno. La malattia è assolutamente curabile, però anche qui si sta verificando il problema della resistenza agli antibiotici».

La causa di questo aumento è chiara: alla conquistata libertà sessuale si accompagna sempre più spesso un comportamento irresponsabile che esclude l’uso del preservativo: «Promiscuità sessuale e assenza di precauzioni sono un mix letale – continua Tacconi – e non si pensi che il problema riguarda soltanto chi gravita attorno al mondo della prostituzione. Anzi, normalmente le prostitute tengono molto alla loro salute e pretendono l’uso del preservativo. Sempre più spesso, invece, le persone colpite hanno avuto rapporti con persone che non conoscevano abbastanza e hanno comunque dimenticato di proteggersi. Abbiamo casi anche tra persone molto giovani».

A volte sono gli screening effettuati durante la gravidanza a mostrare la presenza della malattia: «Può capitare che una donna incinta si sottoponga ad esami specifici e scopra la presenza della malattia. Si tratta di patologie che possono rimanere silenti per anni, perciò è perfettamente plausibile che siano state contratte molto indietro nel tempo e scoperte per caso».

Il consiglio, o meglio l’appello di Tacconi è chiaro: «L’utilizzo del preservativo è fondamentale, soprattutto se si hanno rapporti con persone che si conoscono poco. In caso di rapporti a rischio, c’è una cosa sola da fare: andare dal proprio medico e farsi prescrivere le analisi».