Scandalo keu, via alla bonifica finale. Così il piano per l’impianto Lerose

Trovati i fondi per i lavori sulla collinetta dell’area industriale al centro dell’inchiesta per ’ndrangheta

Scandalo  keu, via alla  bonifica finale. Così il piano per l’impianto Lerose

Scandalo keu, via alla bonifica finale. Così il piano per l’impianto Lerose

di Maria Rosa Di Termine

Si aggiunge un altro tassello al mosaico della messa in sicurezza dei siti inquinati dal keu in Valdarno. Ora i soldi ci sono e in tempi brevi partiranno i lavori sulla collinetta che sovrasta l’impianto di frantumazione inerti Lerose di Levane finito al centro dell’inchiesta della Dda di Firenze sullo smaltimento illecito delle ceneri di risulta dei fanghi di depurazione del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno e degli scarti derivanti dalle lavorazioni orafe. Nei giorni scorsi l’amministratore giudiziario della società Lerose srl, nominato dal Tribunale fiorentino nell’ambito del sequestro dei beni dell’imprenditore indagato, ha comunicato al sindaco Nicola Benini di avere a disposizione le risorse necessarie per proseguire le prime opere di ripristino dell’ultima porzione del sito dove i Carabinieri forestali di Arezzo prima e il personale dell’Arpat poi avevano accertato la presenza di inquinanti, tra cui cromo, boro, arsenico e cianuro. "E’ stato definito il progetto – ha annunciato il primo cittadino – e a breve si procederà all’affidamento dei lavori. Siamo soddisfatti, perché aspettando la bonifica definitiva anche la zona collinare sovrastante l’impianto sarà messa al sicuro eliminando ogni pericolo di dispersione delle sostanze nocive e di infiltrazione delle stesse nelle falde acquifere".

L’intervento dovrebbe ricalcare quello già concluso nel resto dell’area levanese dove, stando alle risultanze dell’indagine della Procura distrettuale antimafia, sarebbero state stoccate nel tempo 25 mila tonnellate di terre contaminate. Teli impermeabili copriranno i rifiuti per mitigare il rischio di contaminazione e sarà realizzato un sistema di regimazione delle acque piovane per evitare contatti con gli agenti potenzialmente tossici inquinando il terreno. "Si tratta di un ulteriore passaggio, e molto importante, in attesa di bonificare complessivamente la zona". E a questo proposito, ha proseguito il titolare del municipio, Tca e Chimet, le imprese orafe coinvolte nell’inchiesta per aver conferito materiale alla ditta indagata, pur dichiarandosi estranee ai fatti stanno provvedendo, così come stabilito da ordinanza regionale, a elaborare il progetto finale di risanamento riservandosi in seguito di rivalersi sugli effettivi colpevoli dell’illecito. Intanto il 12 aprile prossimo è fissata l’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio di 24 persone e 6 aziende alle quali la Procura contesta a vario titolo reati che vanno dall’inquinamento ambientale, al traffico di rifiuti pericolosi fino all’associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa. "Qualora il Gup decida di rinviare a giudizio gli indagati – ha concluso Benini – il nostro Comune è pronto a costituirsi parte civile per il danno subito".